Il Tirreno

Paris, la terrazza come una tolda

Paris, la terrazza come una tolda

I nostri bagni: clientela abituale e due giovani addetti alla spiaggia

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CARRARA. «Siamo uno dei bagni più vecchi», spiega Cesare Perini, da una decina d’anni socio accomandatario del Bagno Paris; il bagno infatti fu comprato da suo padre Paris già nel lontano 1927.

Da allora, il verdolino chiaro e scuro del bagno ha goduto di una sostanziale stabilità: clienti per lo più locali o comunque abituali, «il che è un bene, perché se la clientela varia può essere positivo, ma se torna è una garanzia», dice Perini.

Da segnalare, una ristrutturazione non invasiva dell’edificio … Su questo fronte, il più grande investimento è certamente la creazione della spaziosa terrazza: «Da lassù si domina il mare fino a Livorno, i giorni in cui la tramontana pulisce l’aria si possono vedere le isole, le cave sembra di prenderle con le mani» spiega il titolare, e mentre lo dice gli occhi vanno per un attimo lontani ad abbracciare quella vista. L’immagine di quegli spazi di mare e montagne lo riporta a un caro cliente storico scomparso, il dottor Riccardo Trifirò: «Quando saliva in terrazza mi diceva “Mi sembra di essere su una tolda di una nave”; ci penso spesso» racconta Perrini. Tra le relative novità del Paris vanno inseriti i due giovani spiaggisti, individuabili da lontano grazie alla testa di capelli non indifferente. Nicolò Cervia, di 20 anni, è nipote di Perini ed anche se ha lavorato nel bagno per sole due stagioni ci è nato e cresciuto; come lui Mattia D’Agostino, di 23, è al secondo anno di attività. «Bisogna dire che il Paris ha una clientela molto vivace e divertente» affermano spiritosi, mentre fanno mente locale per ricordarsi qualche episodio simpatico da condividere. Come quella volta che al bagno è arrivata in giornata una famiglia di tre tedeschi: scontenti perché gli era stato assegnato un ombrellone in terzultima fila e con uno spazio troppo limitato, i tre turisti hanno pensato bene di portare con sé sulla battigia non solo gli asciugamani, ma l’ombrellone stesso. Invitati a rimetterlo al suo posto, il capo famiglia è andato a comprare ben tre ombrelloni portatili e li ha piazzati nuovamente sul bagnasciuga, credendo così di risolvere il problema. Le lamentele degli altri clienti non sono tardate: rimessi a posto gli ombrelloni, i tedeschi ostinati hanno portato con sé questa volta sulla battigia dei tavolini. Ripresi anche questa volta, i tre hanno chiesto il rimborso stizziti e hanno lasciato il bagno. Mentre i due spiaggisti ancora sorridono a questo ricordo, ci svelano poi un’altra “attività” dello stabilimento: la contesa delle registe, le sedie.

Dato che non ce ne sono abbastanza per tutti gli ombrelloni, i clienti fanno di tutto pur di accaparrarsele ed arrivano perfino a scriverci il nome sopra con il pennarello. Una tendenza che ricorda il gioco delle sedie, che consiste nel cercare di sedersi prima che qualcun altro ci rubi il posto. Eppure a farlo non sono solo i ragazzini, che pure al Paris sono numerosi: quando Nicolò arriva, seguito da bimbi di età diverse, per posare nella fotografia, sembra l’illustrazione della storia del pifferaio magico.

Chiara Piotto

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