Il Tirreno

La crisi frena i piani di recupero

di Manuela D'Angelo
La crisi frena i piani di recupero

Ad un anno di distanza pochi interventi privati e pubblici a Capanne, Gabbiano e S. Eustachio

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MONTIGNOSO. A poco servono i piani di recupero di intere porzioni di territorio se poi non ci sono i soldi, né del pubblico, né del privato, per poter fare gli interventi. Lo sa bene il comune di Montignoso che l’anno scorso ha approvato definitivamente tre dei suoi quattro piani di recupero a Capanne, Gabbiano e S. Eustachio e che si appresta a portare a compimento anche l'iter per Vietina, dove manca solo il via libera della Regione che ha convocato sindaco e assessori competenti alla conferenza dei servizi di inizio settembre. Intanto però, dai primi dati, raccolti attraverso gli uffici di Villa Schiff, risultano pochissimi gli interventi, su strade, piazze, parcheggi, edifici, facciate, tetti e ristrutturazioni, avviati all'interno del centro storico di Montignoso, dopo l'approvazione dei piani di recupero.

«Di sicuro- afferma il vicesindaco, anche assessore all'Urbanistica Eleonora Petracci- non è stato possibile effettuare nessun intervento del pubblico mentre, per sapere quanti cantieri sono stati aperti dai privati, bisogna attendere settembre lo screening degli uffici. Qualcosa si è mosso a Capanne- continua la Petracci- ma di certo ci aspettavamo di più».

I piani di recupero approvati in consiglio prevedevano un nuovo impulso al settore edile, soprattutto a Debbia, Cervaiolo e Renella e quattro piani per recuperare l'esistente nelle frazioni di Capanne, Piazza e Sant'Eustachio, il tutto senza nessuna nuova costruzione, nessuna aggressione del territorio, come vuole il Piano strutturale, ma soltanto con la valorizzazione e il recupero delle case esistenti, naturalmente seguendo le nuove direttive, in materia di colore, materiali e altezze. Complessivamente poco cemento, assicuravano da Villa Schiff, ma anche l'intenzione di ridare fiato al settore edile locale, in profonda crisi e tanto importante per l'economia montignosina con l'idea dei piani di recupero. Peccato che, dove ha funzionato la burocrazia, non abbia funzionato l'economia.

«Via libera alle ristrutturazioni» aveva detto il sindaco Narciso Buffoni orgoglioso dei quattro piani, che ormai hanno quasi un anno, ma pochi cantieri sono stati aperti e quasi tutti concentrati a Capanne. La speranza però è l'ultima a morire e nei piani dell'amministrazione rimane un bel progetto da realizzare proprio in quella zona, ovvero la ristrutturazione di un vecchio mulino, iniziativa misto pubblico privata che prevede anche il rifacimento delle vecchie mura, per evitare le esondazioni del Pannosa e la canalizzazione delle acque verso un frantoio, che andrebbe costruito ex novo.

«Avrebbe dovuto essere un progetto da realizzare con soldi pubblici e un aiuto da parte dei privati- spiega l'assessore Petracci- ma non è ancora partito nulla e forse, per i nostri ormai noti problemi di bilancio, dovremo considerare l'ipotesi di farne un progetto esclusivamente privato, magari concedendo l'avvio di attività commerciali all'interno del mulino, affinché non si perde del tutto questa occasione»

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