Il Tirreno

«Viva», palloncini anti femminicidio

«Viva», palloncini anti femminicidio

Manifestazione in piazza degli amici di Cristina Biagi, uccisa un mese fa dal marito: ieri era il suo compleanno

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MASSA. Sono da poco passate le venti quando davanti alla scalinata del Duomo, trentotto palloncini, tanti quanti gli anni che Cristina Biagi avrebbe compiuto ieri, salgono verso il cielo: a lasciarli andare sono papà Bruno e mamma Fiorella, i genitori di Cristina Biagi, uccisa il 28 luglio da un uomo, suo marito, che diceva di amarla. Alle loro spalle, sui gradini della chiesa, sparse qua e là, ci sono tante paia di scarpe rosse, da donna, simbolo di quella campagna culturale che dalla Val d’Aosta alla Sicilia ricorda che la violenza sulle donne è una violenza su tutti. E che tutti riguarda.

«Questa non è una giornata di lutto, è una festa perché Cristina è con noi». Parla Francesca Balloni, la giovane a cui Alessio Biagi, fratello di Cristina, ha affidato l’apertura della manifestazione – “Viva” – che lui ha voluto e organizzato per la sorella.

C’è lui, ci sono i genitori, la zia Rosalia, i parenti, gli amici, ma ci sono anche tante persone – e non solo donne – che pur senza conoscere quella famiglia si sono fatte avanti e hanno voluto, con la presenza, dare la loro testimonianza.

Cristina è viva: lo è nel ricordo di chi l’ha amata, lo è per le donne che hanno vinto la loro battaglia di libertà e per quelle che questa ribellione l’hanno appena fatta propria. Cristina è viva. Il fratello Alessio ha scelto proprio la parola “viva” per battezzare la manifestazione collettiva che ha voluto dedicare alla sorella nel giorno del suo trentottesimo compleanno.

Viva è stata una festa per Cristina e per tutte le donne vittime di femminicidio, ma lo è stata «per tutte le donne». Manifesto di questo ricordo collettivo dedicato alle giovane mamma è stato, è, una t-shirt bianca con la scritta "v i v a ". In moltissimi ieri la indossavano in via Dante; rosso il tratto della parola sul davanti – stampata o scritta a mano con un pennarello – simbolo della lotta contro il femminicidio, e bianca, la maglietta, perché il bianco era il colore preferito di Cristina.

Alessio spiega perché “viva”. Per tre ragioni. «Perché Cristina è viva – dice anche dal suo profilo Facebook – come lo sono le vittime dell'amore squilibrato di uomini (mariti, conviventi o compagni) per i quali un “no” è stato motivo sufficiente per uccidere». Secondo, «perché viva è la rabbia, la determinazione, la volontà di cambiare la condizione attuale (d'abbandono, apatia, noncuranza) – sono le parole di Alessio – obbligando le istituzioni a fare leggi adeguate che tutelino ogni singola donna. E viva è la coscienza di ognuno di noi». Terzo, «viva è la testimonianza di tutte quelle donne "sopravvissute" che con coraggio e volontà hanno lottato per rimpossessarsi della loro vita ».

Cantanti, musicisti, poeti e attori hanno donato il loro tributo alla giovane mamma strappata alla vita: con letture, brani musicali – il primo di apertura con la musica di Lorenzo Cavazzini e Marco Costa – recitazione.

«Un grido di libertà delle donne» a Cristina l’ha dedicato Barbara Giorgi con «Chiamatemi strega» e con la lettura de «La strage degli innocenti».

«Non voglio parlare di femminicidio – ha detto Francesca Balloni leggendo alcune sue lucide riflessioni lette alla platea – voglio parlare di una battaglia politica che conduca a rimuovere le disuguaglianze di genere. Perchè è la disuguaglianza ad essere radicata nelle nostra cultura».

(g.m.)

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