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Massa: furbetti sbadati, la Finanza li stanga
Sono decine gli evasori che non dichiarano redditi al fisco, ma ostentano l’auto di lusso o costruiscono la piscina
MASSA. Se si vuole fare il furbetto bisogna esserlo fino in fondo, altrimenti si fa una brutta fine. E il più delle volte succede proprio così: basta un controllo un po’ più approfondito, un incrocio di dati provenienti da enti diversi e l’evasore è smascherato. In questi mesi la guardia di finanza, comandata dal neo generale di brigata Giuseppe Autuori, ne ha pizzicati parecchi di personaggi completamente sconosciuti all’Agenzia delle Entrate.
Ma più che il recupero dei soldi, comunque importante, è divertente vedere come vengono scoperti gli evasori. Un imprenditore che dichiarava un reddito inferiore a quello dei suoi dipendenti nei mesi scorsi è finito nei guai perché parcheggiava l’auto da quasi centomila euro sotto casa. Lo ha fatto una, due, tre volte e alla quarta si è trovato le fiamme gialle alle costole. E adesso dovrà risarcire lo stato. Ma non è l’unico furbetto sbadato: c’è pure l’artigiano che si fa pagare in nero e poi vanta dei crediti dall’erario. Nonostante la situazione di indigenza però chiede al Comune dove ha una casetta per le vacanze l’autorizzazione per realizzare una piscina. Ai militari sono bastate una serie di verifiche mirate per pizzicarlo. Grazie anche ai clienti che lo avevano segnalato per dei lavori che gli avevano saldato senza ricevere in cambio alcuna attestazione di pagamento.
Gli altri furbetti a finire nei guai sono i proprietari di appartamenti. Un sessantenne aveva quattro case che risultavano sfitte, due degli inquilini si sono rivolti all’Agenzia delle Entrate per chiedere la locazione agevolata denunciando l’uomo. Da qui sono state effettuate delle verifiche sulle altre due unità abitative e il trucchetto è stato scoperto.
Altri furbetti che hanno finito di essere tali sono quelli che hanno dichiarato una falsa Isee per ottenere delle agevolazioni, come non pagare il ticket sanitario. In questo caso buona parte del lavoro la fanno gli uffici dell’azienda sanitaria apuana: inviano alla finanza soltanto quelle autocertificazioni che sono palesemente bugiarde. E infatti le fiamme gialle vanno a colpo sicuro: su dieci che ne verificano nove sono tentativi fraudolenti di persone poco oneste. E i risultati conseguiti in questi anni sono lì a dimostrarlo.
Il monito che arriva da queste storie è semplice: difficile vivere sonni tranquilli se si vuole non pagare le tasse. Ormai la collaborazione tra i vari enti è davvero totale e basta una minima discrepanza per trovarsi di fronte a un accertamento che nella maggior parte dei casi non lascia scampo all’interessato. Non solo: come insegnano i tanti artigiani e liberi professionisti scoperti a occultare parte degli introiti, ormai i clienti, quando vedono che di fronte a loro c’è uno dei tanti furbetti, diventano delatori. La speranza è pagare meno, ma per farlo bisogna che a pagare siano tutti.
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