Il Tirreno

La sorella: ecco cosa è successo sul Pania

di Giovanna Mezzana
La sorella: ecco cosa è successo sul Pania

Alessandra dall’altare del Duomo: «Paolo era stressato, quella notte ha avuto un forte attacco dissociativo. Non era lui»

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MASSA. «Non era Paolo il giovane che all’alba del 23 agosto si trovava sulle Apuane» e che, precipitando nel vuoto, ha trovato la morte. È Alessandra, primogenita dell’ex sindaco di Massa Roberto Pucci, a raccontare dall’altare del Duomo, al termine dell’omelia di don Giuseppe Marino, la verità sulla morte del fratello 34enne, volato giù in un dirupo venerdì, alle prime ore del giorno. La chiesa è stracolma – «Qui oggi c’è tutta Massa» aveva detto poco prima il sacerdote – e Alessandra, ingegnere 37enne da tempo alla guida dell’azienda di famiglia, la Prometec – prende la parola. E lo fa con voce ferma, incrinata solo a tratti da un’emotività tenuta incredibilmente sotto-controllo: dall’inizio alla fine di quella che per molti sarà una «scioccante dichiarazione».

Comincia dalla fine Alessandra: «Chi oggi è qui e conosceva Paolo – dice – chiudendo gli occhi non può che vedere il suo sorriso, che era bellissimo». Paolo era così: estroverso e generoso, sempre in giro per il mondo (un po’ per lavoro, dato che seguiva il comparto commerciale dell’azienda di famiglia, e un po’ perché amava viaggiare), d’una vivacità contagiosa e d’una curiosità ruminante.

«Paolo era però anche un ragazzo sensibile – dice di lui la sorella – mai banale, mai superficiale»; che lo sguardo di Paolo sul mondo non fosse uno sguardo che rimane in superficie lo testimoniano le fotografie che portava a casa dai suoi viaggi e che postava poi su Facebook: scatti intensi, di vita vera, vissuta da donne e bambini ritratti in mondi così lontani dalle nostre abitudini rassicuranti.

Poi il tono di Alessandra, improvvisamente, cambia. «Paolo stava per cominciare un nuovo lavoro – dice – e proprio per questo recentemente aveva fatto un periodo di training». «Da questo training – continua la sorella – era tornato stanco e stressato».

Arriva il 14 agosto, Alessandra riporta questa data. «Paolo aveva da poco concluso il training: non stava bene – continua – e di questo ne avevamo parlato insieme. E insieme avevamo deciso di andare da un medico, appena passato il Ferragosto».

In chiesa non c’è persona che proferisce parola: nè un sussurro, né un bisbiglio.

Il tono di Alessandra diventa incisivo: si rivolge a tutta la platea. Ed è chiaro che a quelle migliaia di persone vuol dire anche altro.

«Paolo non era depresso, non era infelice, non faceva uso di droghe. Paolo era amato, Paolo aveva una vita bellissima» sottolinea; piuttosto, «quella notte ha avuto un forte attacco dissociativo, cosa che lo stress può provocare». «Non era Paolo il giovane – conclude – che l’altra sera si trovava lassù sulle Apuane».

Alessandra finisce di parlare e davanti all’altare e lungo le navate il Duomo risuona con un lungo applauso. Forse liberatorio: lei, che con il padre Roberto e la madre Sandra porta del dolore il carico più pesante, fornisce la risposta che da venerdì all’alba la città – tormentandosi – cerca.

Ed è così che anche l’omelia del sacerdote diventa illuminate: il passo del Vangelo Secondo Giovanni scelto per Paolo – «Io sono la Via, la Verità, la Vita» – è una delle più efficaci autorappresentazioni di Gesù. E dopo le parole della sorella, anche «i sensi appesantiti da un dolore immenso» – sono le parole dell’omelia – possono imboccare la lunga strada del conforto.

Fuori della chiesa c’è chi dice che la sorella Alessandra abbia avuto una grande forza per parlare in pubblico, di fronte al feretro del fratello, nel giorno del suo funerale.

«Non era Paolo» il giovane che dal monte Pania è caduto nel vuoto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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