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«L’incanto di una Pontremoli seducente»
Il sindaco Lucia Baracchini racconta la magìa dell’evento: qui troverete qualcosa di irripetibile
di *LUCIA BARACCHINI
Non è solo la forza della tradizione a creare i motivi per ritrovare l'immagine di una città di ieri, specie se i suoi abitanti hanno la consapevolezza di potere disporre di un palcoscenico ricco delle più diverse scenografie e, quindi, sono in grado di scegliere quelle che ritengano le più seducenti.
Pontremoli, attraverso le sue testimonianze storiche, attraverso il reticolo di strade che ne fanno un punto di riferimento tra tre regioni confinanti, attraverso una storia che conserva tracce importanti lungo il percorso di dieci secoli, ha sempre saputo trovare il modo per rigenerarsi, per riproporsi in quella dimensione che riesce a offrire in maniera incredibile una lettura altrimenti impossibile.
Per questo è nato "Medievalis", un appuntamento lungo quattro giorni nel corso del quale la fantasia e l'impegno di tanti sono in grado di recuperare i diversi momenti in cui sono state scritte le pagine più gloriose di una terra che, nonostante il trascorrere del tempo, non intende cancellare il proprio passato, semmai vuole riesumarlo per farne un'occasione di lettura di una tradizione mai spenta.
Allora, la città, per quanto consapevole che anche altre vicende si sono consumate nei secoli all'ombra delle sue torri e tra i profili dei tanti ponti, capace quindi di potersi proporre anche in una veste differente, ricca di tutte le sue seduzioni grazie a un patrimonio artistico incredibile, in questa occasione va a ricercare quanto di più nostalgico poteva rievocare per sentirsi nel pieno delle proprie glorie.
Perché, anche se il presente sembrerebbe negarlo, la grandezza di Pontremoli, almeno in chiave eroica, è stata codificata soprattutto nel Medioevo, quando il borgo, sviluppatosi intorno al Mastio del castello del Piagnaro, baluardo insuperabile a controllo delle antiche strade, provava ad espandersi per allargare la propria dimensione nel breve spazio circoscritto dagli alvei del fiume Magra e del torrente Verde, in attesa di estendersi sulla sinistra della Magra per assumere una dimensione sempre più concreta.
L'accumulo delle case più antiche che crescevano a circolo intorno al colle del Piagnaro, agli albori del Mille, si chiudeva tra mura possenti proprio a ridosso dei due fiumi, per aprirsi alla grande spianata che rappresentava il punto di incontro di diverse ambizioni.
Da un lato i fondatori, legati alla propria tradizione papalina, guelfi quindi per elezione; al di là del fossato, che divideva lo spiazzo che andava da fiume a fiume, i nuovi abitanti, il popolo del commercio, quello che dava linfa alla magra economia locale sfruttando i balzelli collegati ai percorsi, istintivamente di parte imperiale, quindi ghibellina, magari solo per distinguersi, anche se, nel tempo, occorrerà fare del diritto di parte una scelta ineludibile.
A unire la nascente realtà urbana, la necessità di mantenersi distanti dalle ingerenze feudali, soprattutto da quei Malaspina che, comunque collocati, dovevano restare ben distanti dal desiderio di indipendenza del comune nascente.
A frenare gli istinti più bellicosi la presenza. coinvolgente della Chiesa, con i primi edifici integrati alla struttura urbana, la più antica San Alessandro, poi San Nicolò, a servizio del popolo del colle; poco distante, di fondazione laicale, San Geminiano, intitolata al patrono del borgo, futura parrocchiale, da subito punto di riferimento di una pietà che non conosceva confini, specie per dirimere i contrasti tra le fazioni. Al di là della grande piazza, dove insisteva il sacello dedicato a Santa Maria di Piazza, tra le case, la cellula dedicata a San Colombano, ospizio naturale per i monaci provenienti da Bobbio sulla via degli Abati, per svolgere la loro inesausta opera di evangelizzazione.
Quando Federico Barbarossa, a metà del XII secolo, metterà su carta i limiti oggettivi di un territorio finalmente inviolabile, le sorti di Pontremoli saranno scritte per almeno due secoli, prima che le mutate condizioni internazionali imporranno di asservirsi per necessità a questo o a quel signore, unica garanzia, seppure incerta, di sopravvivenza, in un itinerario che coinvolge la maggior parte delle signorie italiane del nord, sedotte dalla posizione strategica del borgo, comunque "unica chiave e porta d'Appennino" nonostante il mutare dei tempi, in attesa di trovare l'agognata stabilità con l'annessione al Granducato di Toscana del 1650.
"Medievalis" prova a ritrovare quel mondo lontano, fatto dei rumori assordanti dei tamburi, dello sventolio dei vessilli di parte, delle complesse coreografie, non solo popolari, che ogni momento di gloria imponeva per celebrare eventi importanti nei quali il borgo riusciva a imporre la propria supremazia, magari in vicende in apparenza di poca importanza.
Ne faranno le spese soprattutto proprio i Malaspina, signori indiscussi del resto della Lunigiana, ma incapaci nel corso dei secoli di impadronirsi di Pontremoli che, assieme a Sarzana, riuscirà a conservare la propria indipendenza; lo comprenderà anche il Barbarossa che dovrà confrontarsi anche con il Carroccio del piccolo borgo appenninico, per una volta accomunato alla grande coalizione di liberi Comuni che provò a opporsi per una breve momento al grande imperatore.
Questi i riferimenti dei tanti sapori che la città intende rioffrire, riproponendo spettacoli coinvolgenti di un tempo ormai dimenticato, regalando spaccati di vita urbana vivibile solo in un lontano passato quanto il mercato era centro vitale della vita di un borgo, opportunità ghiotta per manifestare tutta la sua vivacità, in quel guazzabuglio di umori e rumori che rendono appieno la concretezza di un tempo lontano quando i luoghi di ristoro erano i veri punti di riferimento per capire la capacità di accoglienza di un borgo, a disposizione di chiunque, si trattasse di soldatesche o mercanti di passaggio, in attesa di varcare il non facile passo della Cisa, o di pellegrini in viaggio alla ricerca della redenzione sperata, il cuore rivolto ai grandi centri della Cristianità, Roma, Santiago, Gerusalemme, per i quali Pontremoli rappresentava un porto sicuro in attesa di decidere la meta.
Se la Pontremoli di oggi appare necessariamente diversa perché altre vicende ne hanno ritoccato l'immagine, soprattutto dopo il terribile incendio appiccato dalle truppe di Carlo VIII nel 1495 che lasciò solo un’immane distesa di rovine, cancellando anche le memorie documentarie di un lungo percorso, i segnali di quel passato glorioso restano davvero tanti e si possono trovare nelle quiete armonie delle costruzioni romaniche, nella ridondante arditezza delle torri che ancora segnano le antiche porte, nelle brecce sopravissute delle mura arcaiche, oggi nascoste negli anfratti delle case fagocitate dalle costruzioni più recenti o nei portali a sesto acuto recuperati al di sotto delle strutture più moderne, a testimoniare una grande sensibilità nel gusto che il tempo non è riuscito a cancellare, semmai ha saputo rivestire di altri modelli, testimoni di tempi economicamente ben più favorevoli.
"Medievalis", quindi, diventa l'invito di una città che vuole farsi conoscere nelle sue complessità più seducenti, recuperabili nei reticoli quasi misteriosi dei "solchetti" del borgo più antico, nella maestosa austerità dei palazzi sei-settecenteschi, nelle seducenti armonie delle sue chiese, ognuna invito insinuante ad entrarvi non solo per scoprire i percorsi di devozioni che si perdono nei secoli, quanto un incredibile patrimonio artistico tutto da godere nelle sue diversità che segnano i sensi del tempo.
Questa è la città che vi attende, con un entusiasmo che ogni anno si rinnova per le sue strade e nelle sue piazze, consapevole di potervi sedurre ancora se già la conoscete, certa di potervi incantare laddove vogliate scoprirla, perché ogni angolo può riservarvi una sorpresa, sia esso un prodotto della storia o del gusto, comunque qualcosa di irripetibile.
*Lucia Baracchini
è sindaco di Pontremoli
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