Il presidio
Associazione contro Walton, in arrivo pagina Facebook
FIVIZZANO. Continuano le controversie all’interno della Comunione dei beni sociali di Vinca. Una questione complessa, plurisecolare, dove diritto ed economia si sono intrecciate nel corso di non...
FIVIZZANO. Continuano le controversie all’interno della Comunione dei beni sociali di Vinca. Una questione complessa, plurisecolare, dove diritto ed economia si sono intrecciate nel corso di non pochi cambiamenti. Nel lontano 1781 (e poi nel 1787) venivano regolamentati i diritti di concessione di 66 familiari, relativi a importanti agri marmiferi della zona di Fivizzano. Nel tempo i discendenti sono arrivati a essere circa 2mila e a organizzare lo sfruttamento di questi bacini con assemblee, nelle quali a ogni quota intera corrisponde un diritto di voto, e con consigli di amministrazione.
Per tutelare le posizioni dei “comunisti” (come membri della Comunione), una cinquantina di essi hanno fondato, nel 2012, l’”Associazione volontaria per la tutela dei beni e dei diritti appartenenti alla Comunione”. L’ultimo fronte polemico è stato aperto con la ditta Walton Carrara successori spa.
I rappresentanti dell’Associazione ne contestano sia la legittimità del diritto di voto sia la quota da essa posseduta (secondo la Walton oltre il 30%, secondo l’Associazione stimata attorno allo 0,02%). Tre esponenti dell’Associazione (Evaristo Battaglia, Francesco Marchi e una rappresentante della signora Zelmira Federici) hanno annunciato l’intenzione di mettere tutti i documenti reperiti, relativi alla lunga storia della Comunione, su Internet (con la prossima apertura di una pagina Facebook) per dimostrare la fondatezza delle loro posizioni. La contestazione è durissima: le assemblee dal 1990 sarebbero illegittime, poiché la ditta Walton - a loro dire - avrebbe esercitato un diritto di voto non regolare. Secondo le rimostranze degli associati, essa godrebbe del solo diritto di sfruttamento del sottosuolo dei territori acquisiti nel 1934 dall’Istituto Credito Marittimo.
Questo non darebbe accesso ad un diritto di voto completo in sede assembleare, poiché si tratterebbe solo di una comproprietà con il detentore del soprasuolo. In altre parole, per avere diritto al voto di una quota, Walton e detentori del soprasuolo devono accordarsi, cosa che non è mai accaduta, sempre per gli associati, dal 1990. In assenza di prove documentarie certe, per gli associati, ne consegue come le assemblee da quella data siano state segnate da maggioranze falsate e le conseguenti distribuzioni degli utili sarebbero state del tutto irregolari. Ma vi è di più: secondo gli associati, l’esistenza stessa della Walton nella Comunione sarebbe illeggittima. Negli atti Securani del 1781 e del 1787, era prevista l’ereditarietà solo per gli stipiti e i loro discendenti, nell’ambito della proprietà di antico uso e costume (simile alle Vicinanze) di natura personale e inalienabile. Dunque, sempre per gli associati, la stessa quota della Walton meriterebbe di essere sottoposta a verifica nella sua legittimità e sono state avanzati dei passi presso il Tribunale degli Usi Civici di Roma (attualmente in Cassazione) per chiarire la vicenda. «Il nostro intento - spiega Marchi - è di fare chiarezza: non accusiamo niente e nessuno, ma vogliamo sapere quali sono i regolamenti e i diritti che ci competono come eredi». (l.m.)
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