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Sette ore d’attesa al pronto soccorso, odissea di una donna
Il direttore Alberto Baratta: «Casi isolati, è raddoppiato il numero dei medici in servizio d’estate nel reparto»
MASSA. Sette ore in sala d'attesa al pronto soccorso cittadino. Le ha trascorse venerdì scorso una cittadina, Piera Gozzani, che si è recata all'ospedale accompagnata dalla figlia Andreina Mannini dopo una brutta caduta dalle scale di casa.
Sette ore per essere visitata, e in modo del tutto sommario, dal personale in servizio presso il reparto
. E la signora Piera non è l'unica ad aver atteso per ore di ricevere assistenza da medici e infermieri del pronto soccorso, un reparto da tempo in difficoltà a causa della carenza di personale, ma quasi al collasso adesso, in questi mesi estivi, durante i quali alla normale mole di lavoro per medici e personale sanitario, si aggiunge una maggior affluenza di utenti dovuta soprattutto alla presenza, sul nostro territorio, di turisti, ed alla maggior presenza di persone anziane vittime del caldo o di malori comunque legati alla stagione estiva.
«Una maggior affluenza non affiancata da un proporzionale incremento di servizi di primo soccorso in reparto - lamenta la cittadina protagonista di questa disavventura - e per gli utenti che aspettano ore, anche la beffa della non gratuità del servizio: mi hanno anche chiesto 20 euro per aver effettuato due radiografie alle cinque del pomeriggio, quando aspettavo da sette ore che qualcuno mi chiedesse almeno il motivo della mia presenza lì. Ed a me è anche andata bene - ha detto la signora Piera - visto che per la visita non ho dovuto pagare nulla perché esente per età: c'è gente che ha aspettato con me e ha dovuto anche pagare».
Una situazione poco piacevole per gli utenti che ne sono vittime, ma a onor del vero è necessario precisare che il servizio di pronto soccorso presso l'ospedale di Massa ha visto un pur ridotto potenziamento dall'inizio della stagione estiva, anche se purtroppo, a fronte dei tagli imposti dall'azienda sanitaria, non è materialmente possibile fare di più, sostengono gli operatori.
Il direttore del reparto di emergenza urgenza, Alberto Baratta, precisa infatti che a partire dalla fine del mese di giugno è stato raddoppiato il numero dei medici presenti in reparto, in questi mesi costantemente al lavoro in due, sia nelle ore serali che in quelle diurne, e che anche il personale infermieristico è stato incrementato in questo periodo, spostando al pronto soccorso molti soggetti di altri reparti. «Che in estate ci sia qualche disagio è normale - ha spiegato il dottor Baratta - ma quest'anno riscontriamo un netto miglioramento della situazione rispetto agli anni scorsi: i casi di attese fiume sono stati pochissimi, e comunque sempre e solo relativi a quelli che vengono definiti codici bianchi o azzurri, che al pronto soccorso non dovrebbero neanche arrivarci, mentre in tutti gli altri casi i tempi di attesa sono stati del tutto conformi a quanto previsto dalle normative regionali».
Resta sempre il problema di fondo: chi si sente male non conosce colori di codice, va all’ospedale. E spera di non dover restare in sala sette ore per venir curato.
Margherita Mazzarella
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