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Scambiati per ladri in cella da 20 giorni Odissea per 2 massesi
Padre e figlio fermati dalla polizia in vacanza ad Ajaccio Sono accusati di furti avvenuti quando loro erano in Italia
MASSA. Andare in vacanza in Corsica e trovarsi da più di venti giorni in un carcere di Ajaccio con l’accusa di essere i responsabili di una ventina di furti senza sapere neppure il perché. È la disavventura giudiziaria, ancora in corso, di due massesi. La coppia, padre e figlio, dopo tre settimane di detenzione è parecchio provata e attraverso i suoi legali (gli avvocati Adriano Galli e Amanda Paoletti di Grosseto) chiede aiuto alle istituzioni italiane affinché possano lasciare l’isola francese al più presto. «Siamo disposti a pagare una cauzione - dice Galli -, anche a trascorrere il tempo necessario alle indagini del giudice istruttore in una casa circondariale del nostro paese (come prevede un accordo internazionale, ndr). Ma finora le nostre richieste sono state disattese, soprattutto perché, come da noi, questo è un periodo di ferie e i magistrati non ci sono».
Ma veniano alla storia che vede protagonisti Gianni (46 anni) e Giovanni (25 anni) Icardi, padre e figlio. I due decidono - come raccontano i legali - di trascorrere un periodo di vacanza in Corsica. Lavorano insieme e sono commercianti e quindi possono permettersi di chiudere la loro attività per un paio di settimane a luglio. Si imbarcano il 17 luglio e lo stesso giorno giungono ad Ajaccio. Tutto tranquillo, anzi passano dieci giorni da favola: sfrecciano con le loro moto e si gustano un paesaggio mozzafiato. Il 27 sera, a poche ore dal ritorno a Massa, ecco il fattaccio. Mentre sono in sella alle loro motociclette vengono avvicinati da un’auto a tutta velocità. È una vettura senza sirena e senza scritte. Escono tre uomini armati e in borghese: Giovanni, il più giovane, la prima cosa che fa è tentare la fuga. Ma gli sbarrano la strada aprendo lo sportello della macchina e lo fanno ruzzolare per terra. Il padre osserva la scena impietrito perché intanto ha la canna di una mitraglietta puntata alla testa. Il figlio invece vede la pistola che lo tiene sotto tiro all’altezza del petto. Chi sono quei tizi? Poliziotti corsi. Riconoscibili, per chi è esperto di Corsica, da un particolare braccialetto che portano al polso destro. Gli agenti li arrestano e li tengono senza cibo né acqua per 48 ore. Li accusano di essere gli autori di una ventina di furti avvenuti ad Ajaccio dall’inizio di luglio. Padre e figlio, esausti, commettono un errore e dichiarano di essere arrivati sull’isola il 27. Una bugia che aggrava la loro posizione, perché viene dimostrato col biglietto del traghetto che sono lì dal 17 (ma molti dei colpi che gli contestano sono avvenuti nella prima settimana di luglio). A metterli ancor più nei guai è il particolare delle targhe fasulle sulle moto («non volevamo prendere delle multe, visti i tanti autovelox che ci sono», spiegano). Resta il fatto però che quando scattano le manette non hanno addosso alcuna refurtiva, solo due collanine di bigiotteria che non risultano essere state rubate. Nonostante questo il giudice istruttore dispone la loro incarcerazione, finché non verrà fatta chiarezza. E la loro vacanza diventa un calvario. Gianni, il padre, in cella vede aggravarsi la sua gotta e finisce per una settimana in ospedale. Il figlio Giovanni perde quasi dieci chili. Nel frattempo vengono interrogati altre quattro volte dalla polizia, dopo essere già stati sentiti dal magistrato. Il giudice istruttore nel frattempo è andato al mare e quindi gli avvocati dei due massesi non sanno come fare.
Ieri il rientro dietro la scrivania della toga. Entro cinque giorni il giudice per la libertà deciderà il destino degli Icardi, che nel frattempo stanno perdendo giorni di lavoro e tengono in ansia le loro famiglie. Sembra un po’ la trama di Detenuto in attesa di giudizio, film con Alberto Sordi.
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