Il Tirreno

San Terenzo, scritte anti-partigiane

Indignazione per un manifesto anonimo alla commemorazione dell’eccidio. ll messaggio di Ferri ai giovani

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SAN TERENZO MONTI. Ieri mattina si è svolta la commemorazione del 69° anniversario dell'eccidio perpetrato dai nazisti tra il 17 agosto al 4 settembre del 1944 che costò la vita a 180 civili inermi. E' stato il sottosegretario di Stato alla Giustizia, Cosimo Ferri, a condurre la commemorazione ufficiale.

«E' compito di tutte le istituzioni pubbliche perpetuare, nell’ambito della verità storica - ha detto Ferri - la memoria di quei tragici eventi, far sì che le giovani generazioni abbiano coscienza dei fatti del Novecento, il “secolo breve”, e ne tramandino loro stessi il ricordo».Il sottosegretario ha poi aggiunto che la Repubblica Italiana nasce anche da questi avvenimenti ed è orgogliosa di ricordare il sacrificio degli innocenti apuani perpetrato da un odio inspiegabile che è dovere di tutti noi denunciare, sempre e ovunque. «In nome di queste persone lo Stato deve ergersi a garante della loro memoria. San Terenzo, Valla, Vinca e i loro morti non sono e non devono essere solo la consapevolezza di ciò che è stato, ma la certezza di ciò che non doveva e soprattutto non dovrà essere più. Il 19 agosto di quel terribile 1944 la barbarie nazista si spinse fin qui e portò, insieme col volto dell’odio e del disprezzo della vita umana, la Storia con l’iniziale maiuscola».Per Ferri «una storia terribile e terrificante: 107 innocenti morti, 107 persone rastrellate nei paesi delle Alpi Apuane, che forse avevano solo una vaga idea di chi fosse quel folle in nome del quale il loro sangue fu versato. La storia è fatta di uomini e donne che hanno vissuto i grandi eventi e in molti casi ne portano cicatrici indelebili. Grandi o piccole, non ha importanza. C’è un solo modo per capire la vera essenza degli eventi storici: osservarne l’impatto sulle comunità e le singole persone».Infine Cosimo Ferri ha rivolto un pensiero a Clara Cecchini «ci ha lasciato l’anno scorso ed è stata una delle tre persone superstiti. Cos’è la storia potevamo chiederlo a Lei, che ne ha vissuto la pagina più orribile in prima persona, Lei che, forse, questa domanda se l’è posta quel 19 agosto di sessantanove anni fa, mentre si fingeva morta tra i cadaveri dei genitori. Questa storia è la Sua, la loro e soprattutto la nostra».

E un manifesto anonimo con accuse e offese ai partigiani è apparso ieri mattina poco prima della cerimonia di commemorazione suscitando sdegno tra i presenti. A raccontare l'accaduto è il vice presidente del Comitato dei famigliari delle vittime civili, Roberto Oligeri «ieri mattina, sul presto, rinvenivo incollato sullo striscione che ricorda l'eccidio un manifesto stampato al computer dove sconosciuti presunti famigliari delle vittime avevano scritto frasi fuori luogo nei confronti dello scomparso Alessandro Brucellaria, nome di battaglia Memo, il comandante partigiano che guidò l'attacco della sua formazione contro un gruppo di tedeschi. Avrei potuto eliminare nel silenzio quel foglio anonimo, ma ho deciso invece che andava data pubblicamente una risposta a questi messaggeri notturni e l'ho fatto parlando sul palco sostenendo che la colpa di tutto è di chi ha scatenato la guerra e la verità è stata accertata nei vari processi». Dal palco solidarietà all’Anpi e indignazione per il manifesto, che è poi stato acquisito dai carabinieri.(m.l.)

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