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Cna suona l’allarme: sette imprese su dieci salvate dalle banche
Il 67% sopravvive solo grazie ai soldi degli istituti di credito Più della metà ricorre alle vie legali per incassare le fatture
MASSA. Non tagliate quel cordone ombelicale: quello che lega – per sfortuna o per fortuna – le imprese alle banche. Negli ultimi mesi, infatti, se dalle banche (del territorio e non solo) non fossero arrivati soldi alle piccole e medie imprese apuane, quasi il 70 per cento di esse oggi sarebbe probabilmente ko. È un’indagine di Cna condotta a campione sul proprio universo-imprese di riferimento a rivelare che nell’ultimo triennio 7 attività d’impresa su 10 – circa il 67% – ha dovuto ricorrere al credito delle banche. Andare a batter cassa non è stato semplice.
Tassi d’oro. Chi lo ha ottenuto, infatti, il 40%, ha dovuto sopportare condizioni (tassi e condizioni “di rientro”) più onerose di prima. Le criticità sopportate per accedere al credito hanno avuto – secondo Cna – effetti sulla salute delle imprese in 80 casi su 100. Dalla costa ai comuni lunigianesi la situazione non cambia.
Aiuto, chiudiamo. Almeno tre imprese su dieci – una quota dunque del 30% – hanno preso in considerazione la possibilità di chiudere nell'ultimo biennio; il 43% ha temuto di dover abbassare la saracinesca per colpa della crisi nonostante la volontà di andare avanti; il 31% delle imprese invece non ha mai avuto tentennamenti guardando al futuro. Il 25% delle imprese, quindi un quarto di quelle attive a Massa-Carrara, ritiene come scenario probabile la cessazione, nei prossimi mesi, della propria attività.
Fatture non riscosse. Un’altra zavorra per le imprese sono i crediti non riscossi. Il 60% degli artigiani e dei piccoli imprenditori dichiara di avere fatture da riscuotere verso terzi. A sorpresa non lamentano tanto i tempi biblici con cui di solito paga la pubblica amministrazione: sono piuttosto i privati a meritarsi – nel giudizio dell’universo-imprese di Cna – la palma d’oro di cattivi pagatori (sono il 79,4%). Non potendo attendere ulteriormente, per ottenere quanto loro spetta, il 51,3% delle imprese ha fatto ricorso alle vie legali. Unica soluzione possibile, che però non ha prodotto gli effetti sperati: solo il 18% ha ottenuto infatti un risultato soddisfacente in tempi accettabili «La crisi sta operando una selezione naturale di imprese – nota Paolo Ciotti, direttore provinciale di Cna –. Si salveranno solo quelle che sapranno adattare, rigenerarsi, convertirsi. Purtroppo - denuncia - questo processo è reso faticoso, a volte ostacolato, da chi dovrebbe dare risposte, meno vincoli, più libertà a chi tiene in piedi questo questo territorio».
Il Fisco e i costi. L'Indagine di Cna arriva a poche settimane dalla presentazione dei dati “Trend” che già avevano rivelato una perdita complessiva (a livello di sistema apuano delle imprese) di una quota pari al 22% del fatturato. Per le imprese apuane, così come per quelle toscane, all’apice della lista dei problemi più rilevanti da affrontare ci sono la pressione fiscale, seguita dalla burocrazia e dall'elevato costo del lavoro. Tasse e tributi sono, secondo l'indagine della confederazione degli artigiani, il principale fattore – per il 60% degli intervistati – che rende le imprese apuane meno competitive rispetto a quelle dell'area euro insieme al costo del lavoro (26,2%), la burocrazia e la complessità delle normative e costo dei servizi.
Il futuro. «La nostra indagine - spiega Paolo Bedini, presidente della Cna apuana - non offre spunti di lavoro diversi da quelli che ci aspettavamo: siamo consapevoli di quale siano le difficoltà quotidiane delle imprese. Non si può imporre – dice – più del 70% di pressione fiscale pensando al contempo di fare ripartire la “locomotiva della crescita. Per rimettere il convoglio sul binario bisogna mettere benzina nei motori tagliando le tasse ma anche evitando ulteriori aumenti e correzioni in corsa. C'è molto da fare a livello nazionale, ma c’è da fare molto anche nel nostro territorio».
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