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L’addio al farmacista Antonio Petacchi
Oltre 30 anni di attività a Fosdinovo, un impegno forte per la comunità marocchina nella provincia
CARRARA. I funerali si sono svolti con il rito musulmano, nella moschea di via 7 Luglio, dove in tanti hanno voluto dargli l’ultimo saluto. Antonio Alfredo Petacchi, aveva 64 anni, una malattia in pochi mesi se lo è portato via per sempre, lasciando nel dolore la moglie Saida Tazi presidente provinciale della comunità marocchina El Messira, i due figli di lei, che lui adorava, e la comunità marocchiana che Petacchi, con la moglie, ha tanto aiutato, come segretario generale di El Messira. In lacrime i congiunti del farmacista, e anche tanta gente che in 37 anni si è recata alla piccola farmacia rurale sulla collina di Fosdinovo dove il dottore aveva sempre una parola per tutti. Dalle frazioni sono scese tante persone a Carrara per portare le condoglianze alla famiglia.
Petacchi è stato anche a lungo nel mondo del calcio fosdinovese, e alla cerimonia funebre c’erano anche giovani calciatori di Pulica e Caniparola.
«Per sposarmi si era fatto musulmano – racconta la moglia Saida che dal 1993 ha condiviso l’esistenza con quest’uomo buono e altruista – Ha aiutato tanto la comunità marocchina, ha sempre pensato agli altri. Il predicatore nella moschea, durante il funerale, ha detto quanto bene ha fatto. Nel 1988 la Pro Loco di Fosdinovo lo premiò per il suo impegno».
Dopo il rito musulmano, nella moschea dove la salma è stata portata a spalla, Petacchi ora riposa nel cimitero di Turigliano. «La gente, come usa fra di noi, ha portato tanto cibo – dice la moglie Faida - per la veglia funebre». E anche ieri sera nella moschea in località Boccalone, c’era una “cena della tomba” - così la chiamano - una veglia di preghiera per il farmacista a cui tutta la comunità marocchina in terra apuana ha voluto partecipare.
«La nostra casa in via Perticata – dice Faida – è sempre stata aperta a tutti. Antonio non è mancato solo a noi familiari, ai suoi cari, ma a tutta la comunità marocchina di Massa Cararra che piange il suo benefattore».
Un uomo che, dalle testimonianze di affetto che ha ricevuto, ha saputo dimostrare nei fatti che le varie etnie possono mescolarsi, convivere, comprendersi a vicenda. Un uomo senza confini, semplice e molto rispettato per come ha messo in pratica le sue idee, le sue convinzioni sociali.
Ora la famiglia sta vivendo il proprio dolore, la moglie Faida, ha la mente attraversata dai ricordi. Continua a parlare dell’uomo che ha perso, un compagno di vita che le ha comunque lasciato tutto ciò che di buono ha fatto.
E questo l’accompagnerà sempre nella sue giornate, con i suoi figli, con la comunità che le si è stretta ancora di più attorno.
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