Il presidio
Il Merida non era in regola ma nessuno lo ha chiuso
Il titolare ha ricevuto la notifica solo dopo l’episodio delle ragazzine ubriache Scaricabarile tra dirigenti e vigili. Il Comune si difende: «Rispettate le procedure»
MASSA. Non solo era aperto, ma addirittura organizzava feste per adolescenti, eppure l'11 luglio la guardia di finanza aveva riscontrato che il locale non era in regola. Resta un mistero perché il Merida Caffè, pub dove qualche sera fa quattro ragazzine quindicenni hanno bevuto tanto da rischiare il coma etilico, fosse ancora in piena attività a ridosso di Ferragosto. Né assessori né dirigenti e vertici della polizia municipale hanno una spiegazione plausibile sul perché non sia stato eseguito l’ordine di cessazione dell’attività firmato dalla dirigente del Comune il 26 luglio. Eppure le incongruità riscontrate a luglio dalle fiamme gialle non avevano a che vedere tanto con la materia fiscale (cassa, contabilità e scontrini) bensì con quella “autorizzativa”, raggio d’azione di Palazzo civico: il Merida Caffé – da riscontro dei finanzieri – non aveva titolo per vendere ai suoi avventori né cibi né bevande. Rolando Edgardo Montes Ramirez, titolare del pub, ora potrà rimediare, dato che l'atto che gli notifica la chiusura della sua attività – adesso – è arrivato: il 14 agosto, a più di un mese dalla visita della guardia di finanza e all’alba della notte in cui le ragazzine sono crollate, una dopo l'altra, sotto gli effetti dell'alcol. Abbiamo chiesto spiegazioni a politici e dirigenti amministrativi, tentando di capire perché un locale che doveva essere chiuso era invece aperto: non dimentichiamoci che, se anche il titolare fosse stato in regola con i permessi, nel suo locale non si sarebbero dovuti comunque servire cocktail, vodka e quant'altro a dei minorenni. Ci limiteremo a rendere conto di chi abbiamo contattato per chiedere cosa, e quanto ci è stato risposto.
L'interrogativo. L'11 luglio la finanza stila un rapporto in cui comunica al Comune che Montes Ramirez esercita «l'attività di somministrazione di alimenti e bevande sprovvisto del titolo abilitativo». Il 12 luglio il Comune protocolla il rapporto delle fiamme gialle. Il 26 luglio Luisa Lippi, dirigente responsabile del settore attività produttive, firma una determinazione, la n.2793, con cui «ordina la cessazione immediata dell'attività di somministrazione di bevande e alimenti esercitata abusivamente nei locali del Merida Caffè»; nella "determina" della dirigente si legge: «il presente provvedimento, immediatamente eseguibile, viene trasmesso al comando di polizia municipale per i controlli di competenza». E dopo? Cosa è successo? Dove si è incagliato, se si è incagliato, questo provvedimento «immediatamente eseguibile»? È normale un lasso di tempo così lungo tra il rapporto delle fiamme gialle (l'11 luglio) e la notifica della chiusura (il 14 agosto)?
Il vicesindaco. Contattiamo il vicesindaco Uiliam Berti: «Non è competenza del mio settore – risponde – è bene che sentiate Carioli, le attività produttive sono sue..» Seguiamo il consiglio: Gabriele Carioli, assessore allo sviluppo economico – nelle sue competenze rientra anche il Suap, lo sportello unico per le attività produttive a cui esercenti, artigiani e imprenditori si rivolgono per tutte le incombenze relative a permessi e autorizzazioni – non risponde al suo cellulare (ma ci richiamerà poco dopo). Nel frattempo ci rivolgiamo al primo cittadino.
Il sindaco. «Ho appreso la vicenda del Merida dai giornali – dice il sindaco Alessandro Volpi – A me non è arrivata alcuna comunicazione, del resto si tratta di procedimenti amministrativi che non passano dal livello politico. La persona a cui rivolgersi è la dirigente Luisa Lippi». E a lei ci rivolgiamo.
La dirigente. «I tempi sono quelli – risponde la dirigente di settore – Noi di solito mandiamo le notifiche attraverso l’ufficio notifiche che le invia per posta. Avendo visto che non era stata inviata (per essere precisa dovrei però trovarmi in ufficio con davanti gli incartamenti invece oggi, sabato, non sono in servizio), l’abbiamo affidata ai vigili urbani. Dovreste sentire Tarabella» (Domenico Tarabella, vice-comandante della polizia municipale).
I vigili urbani. «Se ho compiuto un’omissione o un abuso ne risponderò alla Procura, non certo a voi – ci rimbrotta Tarabella – Dimostrerò che non me lo sono tenuto lì 15 giorni. Io non devo preoccuparmi se un atto mi arriva dopo un giorno, una settimana, un mese; io lo leggo, valuto e vedo cosa c’è da fare». E cosa c’era, in questo caso, da fare?
L’assessore. Lo chiediamo all’assessore Carioli, che specifica: «Se la dirigente determina qualcosa – riflette – penserei che non ci sia altro da fare (se non notificare l’atto al diretto interessato, ndr) – dice – ma potrei sbagliarmi ...».
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