Il presidio
Un mese fa la Finanza voleva chiuderlo
La Gdf aveva scoperto che non aveva la licenza per bevande e alimentari. Il Comune ha deciso solo ora
MASSA. Era l’undici luglio quando la guardia di finanza fece un controllo al Merida e scoprì che il locale era sprovvisto di licenza per la somministrazione di bevande e alimentari. Le fiamme gialle mandarono immediatamente il rapporto alla dirigente di settore Luisa Lippi. Il nucleo mobile della compagnia di Massa specifica che il titolare Rolando Edgardo Montes Ramirez Rolando Edgardo, 25 anni, aveva violato «l’articolo 43 comma l della legge regione Toscana n. 28/2005, sanzionato dall’articolo 103 comma l della stessa, in quanto esercitava l’attività di somministrazione di alimenti e bevande sprovvisto del prescritto titolo abilitativo».
Dopo quindici giorni il settore Suap e Sviluppo economico si fa vivo con la determinazione numero 2793 e dice che la società citata dalle fiamme gialle non risulta abbia presentato Scia per attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico. Il dirigente Lippi scrive: «Considerato che nel caso in esame si riscontrano i presupposti per l’adozione del provvedimento di cessazione, ai sensi dell’articolo 17 ter del Tulps, dell’attività abusiva di somministrazione di alimenti e bevande, su proposta del responsabile del procedimento Lara Failla ordino la cessazione immediata dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande esercitata abusivamente nei locali di via Lungomare di Levante 140». Dall’undici di luglio al 26 di luglio il Merida continua tranquillamente a fare quello che faceva prima del controllo della guardia di finanza. Organizzando altre feste a tema dedicate ai più giovani. Senza che nessuno dica nulla. Dal 27 di luglio la storia non cambia perché il dirigente Lippi invia il provvedimento al comando dei vigili urbani. Che si prende più o meno altre due settimane di tempo per i controlli e le verifiche della documentazione e notifica al Merida la chiusura dell’attività. Arrivando però qualche ora dopo la fine della festa dove si sono sentite male le quattro ragazzine. Quel locale non doveva essere aperto, non doveva poter organizzare una festa. Resta da capire se i tempi per una pratica del genere sono questi oppure se c’è stato qualche intoppo che ha rallentato i lavori. Un mese però sembra francamente troppo.
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