Il Tirreno

Cgil: rischia il posto persino chi cerca lavoro ai disoccupati

Cgil: rischia il posto persino chi cerca lavoro ai disoccupati

Il sindacato contro il bando con cui la Provincia appalterà a un ente esterno le mansioni dei centri per l’impiego

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MASSA. È un’(amara) ironia della sorte: chi porta a casa la pagnotta cercando lavoro a chi non ce l’ha – sono i giovani e i meno giovani che da anni lavorano nei centri per l’impiego apuani – rischia di trovarsi ben presto a spasso, o – nel migliore dei casi – di non avere alcuna prospettiva certa per il proprio futuro lavorativo. A pochi giorni dall’uscita del bando pubblico, con base d’asta da 1 milione di euro, con cui la Provincia si appresta ad affidare i servizi offerti dai centri per l’impiego a un’impresa/agenzia esterna (vedremo chi se lo aggiudicherà), sulla scelta – già bollata come «inopportuna e scellerata» da Cisl Funzione pubblica – interviene anche Nidil Cgil.

Il caos. « Sono mesi che denunciamo l'incertezza di prospettive su questi servizi – interviene il segretario apuano di Nidil Cgil Nicola Del Vecchio – frutto della confusione che regna sul riordino oltre che ovviamente dell'incertezza dei tempi sull'uso delle risorse. Prima il ministro Fornero, poi il ministro Giovannini, hanno avanzato idee di riforma dei centri per superarne i limiti, rilanciandone la funzione originale di motore delle politiche attive»; non dimentichiamo che erano nati per agevolare l’incontro tra domanda e offerta e per individuare e creare quelle competenze che il mercato richiedeva. «Resta il fatto che solo in Toscana su poco più di 1.200 operatori, ben 640 sono precari con forme contrattuali tra le più varie». E la provincia apuana è perfettamente in linea con il trend regionale.

I numeri della precarietà. «Questa situazione di precarietà riguarda oggi il nostro territorio ma è così da dieci anni– precisa il segretario di Nidil – Le forme contrattuali presenti al centro per l'impiego sono molteplici. I servizi di orientamento sono appaltati all'esterno e vi sono impiegati circa 30 operatori, così come alcuni dei servizi che riguardano il settore lavoro sono svolti da operatori a regime di partita Iva, oltre ai servizi della formazione e dell'obbligo formativo». Insomma, il quadro, secondo la Cgil, è il seguente: circa 30 operatori in appalto, 22 operatori a partita Iva e 9 tempo determinato, «che paradossalmente sono superiori al numero di dipendenti assunti a tempo indeterminato che opera presso il centro per l'impiego».

I timori «Ora la Provincia ha deciso di eliminare gli incarichi a partita Iva – spiega Del Vecchio – e fare un appalto unico che unisca tutti i servizi oggi esternalizzati ad eccezione dei tempi determinati il cui futuro dipenderà dalle scelte governative. Avremmo voluto congelare la situazione in vista di un riordino delle funzioni dei centri per l'impiego, ma ci è stato risposto che l'unica soluzione per garantire una continuità lavorativa a questi lavoratori era il ricorso a una procedura di appalto. Auspichiamo che ciò avvenga nei fatti poiché nell'appalto questo non è specificato. Vigileremo, chiunque subentri nella gestione dei servizi. Sarebbe inaccettabile – conclude il segretario di Nidil – che questi lavoratori dopo anni di lavoro a partita Iva con incarichi diretti dall'ente si trovino domani nuovamente a partita Iva e magari a costi orari ridotti».

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