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Marmi Carrara ok e riparte la filiera

Marmi Carrara ok e riparte la filiera

Leggero calo dell’utile per il maltempo, fra le commesse la Moschea di Gedda e il palazzo presidenziale di Gibuti

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CARRARA. Ancora un brindisi per gli azionisti della Marmi Carrara, sostanzialmente gli stessi della Sam di cui abbiamo parlato ieri: Sam è per metà della Marmi Carrara e per metà delle cooperative; Marmi Carrara è suddivisa fra gruppo Piacentini-Volterrani, Franchi Umberto Marmi, Il Fiorino, Tonini-Gaspari, mentre con le cooperative ha delle società parallele (Marmi Carrara Gioia, Marmi Carrara Canalgrande, Marmi Carrara Lorano). In sostanza, la Marmi Carrara è quella che ha rilevato la Imeg dal fallimento e porta avanti attraverso accordi con le coop la commercializzazione di parte della loro produzione, oltre ad aver rimesso in piedi con buoni risultati la trasformazione ad Avenza. Ha fra l’altro importanti commesse in essere.

Il bilancio 2012 fa registrare un calo dell’utile netto di circa 700mila euro, ma solo perché - si fa notare nel bilancio - vi è stata una riduzione delle quantità dei materiali prodotti dalle Cooperative causata dalle persistenti condizioni di maltempo che hanno caratterizzato i primi mesi del 2012.

La società - si spiega inoltre nella relazione - anche per il ha continuato a concentrare i propri sforzi nell’ampliamento della propria organizzazione commerciale per lo sviluppo della “filiera del marmo”, attuata mediante sia le lavorazioni effettuate in proprio sia affidando sub-appalti per segagione e lavorazione ad altre imprese del territorio. Anche per i primi mesi del 2013 sono proseguite le forniture di marmo bianco di Carrara per il Turkmenistan e di lastre per l’ampliamento della Moschea della Mecca.

Ulteriori importanti commesse di lavorazione acquisite sono quelle relative alle forniture di pavimentazioni interne e decori per il palazzo presidenziale di Gibuti, rivestimenti esterni, colonne esterne e rivestimenti interni per il palazzo presidenziale di Ashgabat in Turkmenistan.

La Marmi Carrara ha inoltre ridotto l’attività di vendita dei blocchi destinati all’esportazione. E’ su questo trend che la società, anche per gli anni futuri, intende concentrarsi per ampliare i propri programmi di vendita del marmo bianco di Carrara, avvalendosi, nel contempo e per lo svolgimento dell’attività, di tutti quei laboratori localizzati in Carrara che, per le loro modeste dimensioni, non possono presentarsi direttamente quale venditori nei mercati internazionali. Rimane il nodo del Sin: la società auspica che – alla luce delle ulteriori analisi che sono state effettuate ed a seguito di quanto emergerà nel corso della riunione della “conferenza di servizi” - si possa finalmente giungere allo sblocco dai vincoli per i terreni di proprietà.

In dettaglio, la Marmi Carrara ha fatturato circa 12 milioni per la vendita dei blocchi, 1,8 milioni per la vendita delle lastre, e 2,4 milioni dai lavorati. I ricavi prvengono sostanzialmente dall’Italia, che ha superato, come si vede dalla tabella, anche Cina e India, che restano comunque il secondo mercato. Terzo mercato di riferimento, il Nord Africa.

Presidente del consiglio di amministrazione è Luigi Piacentini; consigliere e amministratore delegato Andrea Rossi; consiglieri di amministrazione: Alberto Franchi, Bernarda Franchi, Elena Gaspari, Alberto Rossi, Giancarlo Toni, Costanzo Volterrani Costanzo. Il collegio sindacale è presieduto dal dottor Giulio Andreani, ne fanno parte anche i dottori Paolo Dello Iacono e Paolo Righini.

Insomma, un’altra azienda del bianco che chiude un ottimo bilancio, lo stesso gruppo ha guadagnato oltre quattro milioni con la Sam e oltre due milioni con la Marmi Carrara, la differenza di percentuale di utile netto sul fatturato dipende principalmente dalla diversità di materiali: la Sam può contare anche sull’apporto di statuario da cave di cui è co-concessionario, blocchi che quindi hanno prezzi ampiamente superiori. (m.b.)

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