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Quando il lato economico frena la rabbia della vittima

MASSA. Sono storie difficili quelle che raccontano le donne a carabinieri e poliziotti. Storie di violenze inaudite, di sottomissioni psicologiche e di liti continue. Chi è in divisa documenta tutto,...

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MASSA. Sono storie difficili quelle che raccontano le donne a carabinieri e poliziotti. Storie di violenze inaudite, di sottomissioni psicologiche e di liti continue. Chi è in divisa documenta tutto, scrive la denuncia e poi porge una penna per firmare. Non tutte lo fanno, inventano una scusa, chiedono un po’ di tempo per poterci pensare su e poi a volte non si fanno vedere più. Raccontano questo mondo le forze dell’ordine, chiedendo anonimato anche per loro: nessuno vuole passare da eroe, ma la definizione a volte sta stretta. C’è il militare dell’Arma che dice - pregando il cronista di non scriverlo - di quella volta che aiutò la signora che non aveva un posto dove andare a dormire col bimbo (perché la struttura che ospitava le vittime di molestie era stata chiusa): di tasca sua ha saldato il conto di una notte in albergo, fino a che un’amica non le ha trovato un letto strappandola dalle grinfie del consorte manesco.

Ma c’è pure chi deve fare i conti con il bilancio familiare. Ernesta, cinquantenne, lascia il marito perché la picchia. Lui è una guardia giurata e ha la pistola: il primo provvedimento è quello di togliergli l’arma, ma quando lei scopre che può perdere il lavoro e di conseguenza non pagare gli alimenti, in lacrime prega l’agente di non fare niente. «Tanto non mi ammazza, non preoccupatevi. Se non mi passa quei soldi rischio di morire di fame insieme ai nostri bimbi».

Sono storie che fanno male perché lasciano l’amaro in bocca a chi le ascolta: le forze dell’ordine finora non avevano molti mezzi per contrastare il bruto che è nell’uomo e quindi gli esposti restavano lì. Nonostante tutto l’impegno che ci mettevano gli inquirenti galleggiavano in un limbo.

Per questo, dalla domenica dell’omicidio-suicidio di Marina di Massa, si è deciso di fare ancor più squadra di prima: di serrare i ranghi e di dare vita a una squadra, a un pool anti bruti. Anche perché non solo sono aumentate le denunce (vedi articolo in pagina), ma è aumentata la loro drammaticità. E per capirlo basta parlare con un ufficiale dei carabinieri che descrive perfettamente la situazione: «Se prima ci dicevano che avevano paura, adesso ci dicono che hanno paura, paura, paura». Sonia, trent’anni, dopo il fatto di sangue del Lorens ha deciso di troncare la storia con il partner: «Beve e mi dà i calci quando non trova un indumento che vorrebbe indossare. Finora ho fatto finta di niente, che dice mi conviene lasciarlo?». La poliziotta l’ha portata a prendere un caffè, le ha sorriso e le ha fatto capire che era meglio cambiare vita. Missione compiuta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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