Il Tirreno

«Torni dopo le ferie o riparta dall’inizio»: odissea in ospedale

«Torni dopo le ferie o riparta dall’inizio»: odissea in ospedale

Una signora, dopo un’ecografia, si è trovata di fronte a due versioni diverse a pochi giorni di distanza

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CARRARA. Una signora sulla settantina che ha già segnalato l’accaduto al Tribunale del Malato, ha scoperto da un’ecografia (fatta in un centro privato, perché l’appuntamento in una struttura pubblica le sarebbe stato dato non prima di dicembre) che qualcosa non andava.

Il medico ha subito prescritto una Tac, dopodiché, visto l’esito dell’ulteriore accertamento, ha disposto sulla cosiddetta “ricetta rossa” una biopsia, invitando la paziente a presentarsi al reparto di Angiografia per concordare con un medico il percorso da seguire. Così è stato.

L’interessata - la ricostruzione della vicenda è dei familiari della signora - ha incontrato un responsabile del reparto specialistico, il quale le ha prescritto, sempre sulla fatidica ricetta rossa, regolarmente convalidata in accettazione (per dire che non si è trattato di un “favore” tra colleghi), una visita chirurgica «per avere l’appoggio di un letto in reparto necessario in caso di complicazioni».

La visita si è svolta regolarmente e alla paziente è stato riferito che sarebbe stata contattata il giorno successivo per la conferma dell’intervento.

Siccome nessuno si è fatto sentire, e per telefono non venivano fornite informazioni, la paziente dopo alcuni giorni si è recata di nuovo al reparto di Angiogafia per chiedere chiarimenti.

E qui - aggiungono i congiunti nel loro intervento - «è stata tutta una sorpresa».

Primo colpo di scena: il medico che l’aveva visitata in reparto la prima volta - così prosegue il racconto dei familiari - era andato in ferie senza lasciare disposizioni.

Secondo colpo di scena: il chirurgo che l’aveva visitata su richiesta del medico dell’Angiografia era andato in ferie e anche lui non aveva lasciato disposizioni. Terza scoperta: «E’ tutto sbagliato, tutto da rifare», poiché «il percorso seguito», ossia la richiesta del medico di famiglia, la visita in Angiografia e la successiva visita in Chirurgia, a detta del personale in servizio, «non era quello giusto», dunque bisognava «ripartire da capo».

Il medico di famiglia, prontamente interpellato dall’interessata, comprensibilmente disorientata, un po’ per l’ansia legata ai problemi di salute che fino a poco tempo prima ignorava, un po’ per le arrabbiature, le inutili attese e i rimbalzi di accuse e responsabilità, ha contestato questa interpretazione, pienamente convinto che la richiesta di una biopsia rientri nelle sue competenze. In ogni modo, due le soluzioni: o attendere il rientro dalla ferie dei medici, oppure rifare tutto da capo, salvaguardando le esigenze della paziente ma nel contempo raddoppiando anche i costi a carico dell’Asl.

Si chiedono i nostri concittadini: «Si tratta di un “ordinario” caso di malfunzionamento del sistema sanitario? E’ il frutto della mancanza di coordinamento tra funzioni e reparti? O forse c’è una sorta di “regia occulta” che punta a screditare sempre più la sanità carrarese, come dimostrano i pessimi risultati del monitoraggio della soddisfazione dei pazienti diffusi di recente, affinché il ridimensionamento e successiva chiusura del Monoblocco si avvicinino a passi spediti?».

«Innanzitutto va detto che a Carrara – è il commento dell’avvocato carrarese Gianluigi Fondi, presidente del Tribunale del Malato – è vietato ammalarsi a fine luglio, vista la cronica mancanza di risorse. Che vi sia una mancanza di coordinamento tra reparti e funzioni è certo, così come è certo che nessuno si straccia le vesti se i pazienti insoddisfatti vanno altrove, una conseguenza negativa di questo stato di cose che tuttavia permette di alleggerire il carico di lavoro e soprattutto il carico di spese, a discapito della professionalità dei nostri operatori della sanità».

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