Il Tirreno

«Fuori dall’incubo Sin, ora si deve correre»

di Cinzia Carpita
«Fuori dall’incubo Sin, ora si deve correre»

Il direttore di Assindustria: e la Regione può sveltire la rinascita delle aree, anni fa calcolammo investimenti bloccati per 250 milioni

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CARRARA. «La burocrazia ministeriale è kafkiana. Meno male che ora molte aree da bonificare passano sotto la Regione: lo avevamo chiesto noi di Assindustria anni fa. E la Regione face propria la nostra proposta girandola al governo centrale. Ma ora, con il passaggio da Sin a Sir, bisogna fare presto per l’economia apuana. Era da 10 anni che cercavamo di uscire dall’incubo Sin e questo è anche un bilancio molto deludente della nostra battaglia per liberare le aree». Il direttore di Assindustria, Andrea Balestri, commenta i positivi sviluppi per il territorio provinciale. «Ci abbiamo speso tantissime energie e anche se siamo una piccola associazione rispetto ad altre in Italia (che magari per i loro Sin non hanno cavato un ragno dal buco), siamo molto rispettati quando a livello nazionale di parla di Siti di interesse per le bonifiche. Il rapporto con la Regione è stato ed è buono. Il risultato ottenuto, però è ancora parziale, perché la legge sulle bonifiche resta tale, la novità è che ora le procedure, passando alla Regione, potranno essere velocizzate per restituire le aree agli insediamenti produttivi, agli investimenti».

Assindustria ora auspica che gli imprenditori che devono affrontare il discorso bonifiche (caratterizzazioni tei terreni ecc.) non debbano più attendere anni come avveniva col ministero, ma risposte nel giro di un mese. «Se rimanesse tutto fermo a questo primo risultato (da Sin a Sir) avremmo fatto solo un passo avanti piccolo. – dice Balestri - Occorre che le procedure siano veramente svelte. Ad esempio per liberare in poco tempo tutte le aree civili residenziali che erano sotto il Sin. Queste aree dovranno essere deperimetrate. La nostra richiesta di anni fa, è andata a vantaggio anche degli abitanti. Cioè, abbiamo fatto un favore ai cittadini avendo noi per primi proposto questo percorso che poi è stato condiviso. Però da soli non avremmo ottenuto nulla». Un implicito riconoscimento all’interessamento da parte della Regione. «Ma se ci sono le carte per liberare velocemente le aree civili, per quelle industriali bisogna aspettare».

Balestri spera che la Regione stabilisca e attui procedure standard per codificare cosa c’è da fare nel rispetto della legge nazionale 471-97 recepita dal Codice ambientale. In sostanza Assindustria chiede che gli imprenditori vengano messi nelle condizioni di poter seguire un iter procedurale uguale per tutti (domande da presentare, piani di caratterizazione, cosa fare in caso di problemi): tutto il contrario delle procedure a singhiozzo che finora hanno rallentato enormemente, nei rapporti fra aziende e ministero dell’ambiente, il portare a termine senza tempi biblici l’iter per liberare le aree dal cappio delle bonifiche: sia quelle aree da disinquinare, sia quelle risultate a posto.

Balestri insiste: «Vanno scritte bene le nuove regole. Pensiamo anche alla possibilità della bonifica collettiva della falda idrica. Evitando che ognuno faccia da sé nel proprio terreno. In fondo, i terreni inquinati che passano al Sir, sono pochi, mentre il discorso della falda è rilevante, e ci vuole un intervento unico. Il ministero dell’ambiente dal 2008 aveva predisposto uno studio di fattibilità finanziando la prima parte del progetto esecutivo: prevedeva la barriera idraulica. Ma il progetto non è andato avanti».

E ora secondo Balestri è importante che lo riprenda in mano l’Autorità idrica regionale, «ma vorremmo un progetto più semplice. C’era l’idea del sistema di pozzi, con trattamento delle acque di falda (che presenta in molte parti sforamenti tabellari) e il loro ritorno nella Zona industriale. «Pensiamo che invece di un unico depuratore a cui convogliare tutte le tubazioni, si potrebbero avere più depuratori in vari punti. Comunque sono ancora ipotesi tecniche hanno bisogno di attente valutazioni». Quello di cui il direttore di Assindustria è convinto, è la necessità che l’intera procedura che passa nelle mani della Regione Toscana, sia da costruire rapidamente. «Di fronte alla manifesta disorganizzazione del ministero dell’ambiente, ora abbiamo l’iterlocutore Regione, che si è impegnato ad affrontare il problema speditamente». A Carrara il cambiamento riguarda il territorio da Nazzano fino al mare, e fra Carrione e lavello; a parte le aree ex Enichem ed ex Ferroleghe, che restano sotto il ministero (Sin). «Calcolammo nel 2006-2007 che c’erano 250 milioni di euro sulla carta, come investimenti possibili ma ingessati dal Sin. Non abbiamo aggiornamenti, e sappiamo che le nostre aree apuane costano molto: ma la possibilità che ora si ha con la Regione di sveltire la loro liberazione, le renderebbe più appetibili, e potrebbe far calare i prezzi».

Resta “incollata” al ministero dell’ambiente, e quindi nel Sin, la grande area ex Enichem, ora Syndial, dove non si intravede la fine della bonifica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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