Il Tirreno

«Al telefono con gli angeli» gli anziani raccontano

di Chiara Piotto
«Al telefono con gli angeli» gli anziani raccontano

Contro la solitudine il telefono amico della Banca del sorriso a Sorgnano I volontari seguono 350 persone. Maria, 80 anni: senza loro sarebbe una rovina

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CARRARA. Chi ha letto “Favole Al Telefono” di Gianni Rodari lo sa quanto parlare al telefono possa essere rassicurante. Che si tratti di un bambino, di un amico o di un anziano, sentire la voce nota vibrare dall'altra parte della cornetta fa sentire al sicuro e rincuora. Il lavoro delle volontarie del Telefono Amico, servizio della “Banca del Sorriso” di Sorgnano, serve proprio a questo: angeli armati di cornetta, accolgono le chiamate degli anziani della provincia che, soli o annoiati, sentono il bisogno di parlare con una voce amica. Perché, anche se non si conoscono di persona, parlare ogni settimana instaura tra le due cornette un filo di intesa e di affetto reciproco.

«Ci vuole una certa sensibilità per svolgere un compito simile», racconta Anna Maria, una volontaria del centro di ascolto della Banca del Sorriso: a lei ci sono voluti 9 anni di lavoro e diversi corsi di comunicazione per imparare a "sapere ascoltare". Ogni anziano iscritto nell'albo del centro di socializzazione anziani riceve una chiamata alla settimana, di più se necessario; le telefonate preventive poi crescono in numero durante l'estate, accompagnate dai soliti consigli: non uscire di casa prima delle ore più fresche, bere molta acqua, mangiare frutta e verdura, azionare un ventilatore … «Ma gli anziani sanno bene come curarsi - afferma la stessa volontaria - quello di cui hanno bisogno è (caduti i freni inibitori) qualcuno con cui parlare, con cui discutere dei problemi di salute quotidiani, delle incombenze giornaliere, degli episodi più personali». Ce ne sono anche alcuni che restano tutto il giorno davanti alla televisione, racconta Anna Maria, e poi hanno voglia di discutere gli argomenti del giorno dalla politica al gossip, dallo sport alla cronaca.

Per lei, 65 anni, l'inizio di questo servizio di volontariato è stato quasi un gioco, dato da esperienze personali; ma presto si è resa conto di quanto stare al telefono la rendesse più aperta, di quanto il suo lavoro fosse utile e necessario. «Gli anziani sono tanti, e tanto soli – spiega con tono un po' materno, –all'inizio ne seguivamo 17, ora sono 350. E certe storie ti restano nel cuore».

Come quella di Angelina, la signora che chiamava anche diciassette volte al giorno, conosceva la tecnologia medica per filo e per segno e guidava una macchina scassata tenendo il cotone nelle orecchie perché, diceva, "le orecchie le devo proteggere".

Oppure la signora pittrice che ha dedicato all’operatrice del telefono amico una poesia intitolata "Un nome senza volto" dato che, anche se non ne aveva mai visto il viso, riconosceva perfettamente la sua voce.

«Gli anziani che mi chiamano ormai mi conoscono: hanno bisogno di fare due chiacchiere, di stare in compagnia. Pur avendo pensioni minime, mandano comunque, per ringraziamento, anche solo un sacchetto di caramelle o una fetta di torta appena sfornata», racconta Anna Maria, che si commuove di questa tenera manifestazione di riconoscenza.

«La solitudine è la peggiore malattia negli anziani - conclude - per questo è sempre meglio fare una chiamata in più, che una in meno».

Tra i suoi contatti c'è quello di Lida Mari, 85 anni, "una donna balneare" come si definisce lei per via del gioco di parole con "lido" e "mare" del suo nome. Lida è una "veterana" del call center: la prima chiamata arrivò nel luglio del 2004, fu una delle prime a essere contattata. Tornata a Carrara dopo 47 anni passati di lavoro in pretura a Genova, la signora, brillante giocatrice di burraco, ricorda ancora precisamente la prima chiamata e la prima visita: «Era un venerdì», dice.

Rimasta sola, ormai conosce tutte le volontarie del centro, disponibili e fondamentali per lei nei momenti di difficoltà che racconta di avere passato: e loro, le hanno dato il loro numero di cellulare per essere contattabili sempre; «Così, ogni volta che le sento, è veramente un piacere», dice.

Anche per Maria Frediani, 80 anni, puericultrice salita a Carrara da Roma negli anni '60, quella chiamata giornaliera è importante; la definisce «come un bicchiere d'acqua dato a un assetato».

Ricorda pensierosa il periodo brutto passato anni prima, quando soltanto le volontarie del centro telefonico le sono state a fianco per sostenerla; attimi di difficoltà dovuti anche dall'impossibilità di uscire di casa. «Non è facile far capire cosa possa significare quella telefonata giornaliera – racconta, – se il servizio non ci fosse più, sarebbe una rovina». Riconoscente alle volontarie, Maria aggiunge: «Non sono persone, sono angeli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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