Il Tirreno

Finge di fallire ed evade 11 milioni di Iva

Finge di fallire ed evade 11 milioni di Iva

Nei guai l’amministratore di una società di abbigliamento. Ha 78 anni ed è apuano. L’azienda chiusa è di Settimo Torinese

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CARRARA. Ha evaso undici milioni di euro inventandosi una crisi aziendale tale da dover lasciare a casa i sessanta operai che aveva alle sue dipendenze. Invece non era vero nulla, tanto che il magazzino lo ha semplicemente spostato a una ditta satellite (che faceva riferimento ad ex dipendenti) con uno sconto del 90% rispetto al prezzo reale. Nei guai un dirigente apuano di 78 anni che si è visto sequestrare le proprietà per risarcire il fisco.

L’anziano è risultato essere l’amministratore della società fallita al centro del raggiro. Ed era lui a gestire ogni cosa. Secondo le fiamme gialle era sua l’idea di simulare una crisi economica, davvero grave. Tanto da portare al licenziamento di 60 dipendenti. La famiglia è di origine torinese, una sorta di operatore grossista di abbigliamento: il capofamiglia, il 78enne massese, era amministratore della società, ora fallita, poi c’erano la moglie e due figlie.

I quattro hanno venduto in nero abiti per uomo, donna e bambino per un valore di 24 milioni con un'evasione di Iva e imposte sui redditi per oltre 11 milioni. In seguito è stata simulata anche una crisi aziendale tanto che la guardia di finanza, quando è giunta nella sede di Settimo Torinese, ha trovato il magazzino, il negozio e gli uffici semivuoti, anche a causa del licenziamento di oltre 60 lavoratori, e ha riscontrato problematiche legate ai pagamenti e una richiesta di concordato preventivo volta ad evitare il fallimento.

Dagli accertamenti è emersa una situazione diversa: prima di queste difficoltà economiche erano state effettuate le vendite in nero, dunque le difficoltà economiche che avevano portato al licenziamento dei dipendenti erano inesistenti. Ed erano stati beffati anche alcuni creditori. Proprio grazie a loro, ai sospetti che avevano, è stato possibile accertare il raggiro. Così le fiamme gialle hanno rilevato, per esempio, la cessione per 75mila euro, con uno ribasso pari al 90% del prezzo di listino, di quanto rimaneva del magazzino a un'altra azienda, da poco costituita e riferibile a ex dipendenti dell'impresa. Dinanzi ai dubbi sollevati dai militari su questa anomala cessione, il grossista non ha fatto altro che far «lievitare» improvvisamente il corrispettivo, con l'emissione di una seconda fattura, fino a 450mila euro.

La procura di Torino ha già disposto il sequestro «per equivalente» del patrimonio mobiliare e immobiliare della famiglia: oltre a degli immobili sono stati sequestrati anche depositi titoli e conti correnti bancari.

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