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La polemica

Confesercenti spara sulle sagre

Confesercenti spara sulle sagre

Arpagaus: «Sono troppe, salviamo solo quelle tipiche»

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MASSA. Da Confesercenti un nuovo affondo contro le sagre e le feste che «non hanno niente a che fare con prodotti tipici legati al territorio, e magari sono organizzati da privati anziché da associazioni». Affondo sotto forma di campagna di comunicazione (con tanto di logo da esporre nei ristoranti).

«Nella nostra provincia le sagre sono circa 50 per un totale complessivo di 178 giornate - dice il presidente di Massa Paolo Arpagaus -. Numeri che a livello Toscano diventano ancor più incredibili: 1500 eventi che si autodefiniscono sagre o feste locali, che complessivamente coprono oltre 7500 giornate nel corso di un anno solare. Mediamente, ogni giorno dell'anno, nella nostra regione, sono in svolgimento più di 20 sagre. Se si considera che la stragrande maggioranza di queste hanno luogo in un arco temporale che va da Pasqua ai primi giorni di novembre, è facile immaginarne l'impatto reale sul territorio. Ogni sagra - insiste il presidente di Confesercenti - si propone al pubblico con attività di somministrazione di alimenti e bevande. E' plausibile ipotizzare che ciascuna di essa eroghi almeno 200 pasti per ciascuna giornata di svolgimento (si tratta di un valore certamente sottostimato), con una media di 20 euro a coperto».

Confesercenti intende distinguere le sagre "vere" da quelle che diventano occasione di semplice guadagno. «Nessuno vuole criminalizzare le sagre che sono radicate nel territorio - sottolinea Arpagaus -, con specificità culinarie e realizzate da volontari per sostenere magari una associazione. Noi vogliamo porre fine agli abusi in atto, che complessivamente squalificano l'offerta enogastronomica banalizzandola e finiscono per operare concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori del settore della somministrazione e della ristorazione, regolarmente autorizzati ed attività durante l'intero arco dell'anno. E' necessaria una politica che individui e valorizzi gli eventi di valore, organizzati allo scopo di promuovere e valorizzare prodotti locali di qualità, distinguendo gli stessi dalla miriade di iniziative che molto spesso celano azioni speculative».«Chiediamo quindi - la conclusione della Confesercenti - rispetto delle regole, garanzia del rispetto delle norme igienico-sanitarie, che devono uniformarsi a quelle vigenti per gli esercizi di somministrazione, a tutela della salute dei consumatori e della concorrenza. Al Comune l'obbligo della programmazione, anche allo scopo di una migliore promozione e una durata prevista per oltre nove giornate consecutive. Senza dimenticare norme per garantire la trasparenza dei soggetti organizzatori e della destinazione dei ricavi, che riteniamo, tendenzialmente dovrebbero essere impiegati per iniziative di promozione del territorio e dei prodotti medesimi».

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