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Canesi: un referendum sul futuro del porto
La proposta lanciata dagli ambientalisti è condivisa anche dal Movimento 5 Stelle Dito puntato sul progetto water front. «Scalo turistico sì ma a ponente»
CARRARA. «Facciamo un referendum per coinvolgere la cittadinanza sulle scelte per il futuro del porto. Visto che il sindaco dice che siamo un piccolo partito, noi proponiamo questa soluzione per coinvolgere tutta la città su una scelta così importante». La proposta (condivisa anche dal Movimento 5 Stelle) è arrivata ieri sera da Riccardo Canesi durante l'aperitivo organizzato dalle associazioni Italia Nostra, AmareMarina, Legambiente e SOS Litorale Apuano per discutere del futuro del porto e del Waterfront in piazza Alberica. Una iniziativa "facciamo luce sul porto" per discutere di quattro punti su cui ripartire per pensare al futuro del porto.
Canesi lancia una doppia proposta: «Prima di fare il referendum è necessario cambiare lo statuto del Comune. Con la soglia del quorum rischiamo che la volontà popolare non sia poi effettivamente rispettata perché magari qualcuno dirà che non avendolo raggiunto le indicazioni emerse non siano da rispettare. Lo hanno già fatto con il referendum indetto per Villa Ceci. Non vorremmo accadesse una cosa simile di nuovo».
Al primo punto, ancora prima della proposta del referendum, le associazioni mettono l'eliminazione del traffico pesante da viale Colombo da qualsiasi progettualità: sia del water front sia di eventuali modifiche degli spazi portuali. Perché - dicono gli ambientalisti - il traffico di camion nel viale è «una pericolosa commistione con il traffico leggero e con la parte più turisticamente sviluppata e abitata». Stop anche alla cementificazione dell'area ex-lamiere di Nca «che si vorrebbe riconvertire ad area pubblica ricreativa». Poi gli ambientalisti entrano nel merito del progetto per il water front in cui fanno una premessa "denunciando" il mancato rispetto delle indicazioni emerse dal percorso partecipativo "porto le mie idee". Il progetto di water front così come è stato presentato viene accettato dalle associazioni a due condizioni. La prima è il non inserimento dello stesso nel nuovo piano regolatore portuale che «prevede assurdi e dannosi ampliamenti verso sud che contraddicono palesemente la legislazione e le politiche della Regione in materia di difesa della costa e del suolo». La seconda condizione è l'apertura del cantiere «iniziando con la realizzazione della passeggiata sul Molo di Ponente».
Le associazioni ambientaliste tornano a mettere l'attenzione sulla posizione del porto turistico. «Il progetto è accettabile solo se - dicono - verrà realizzato sull'attuale molo di ponente evitando lo scempio di costa e arenile tra la foce del Carrione e la torre Fiat della Partaccia».
Luca Borghini
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