Il Tirreno

Agriturismi salvati dagli stranieri

La paura del terremoto, i ponti crollati e gli scarsi servizi forniti ai turisti frenano il comparto

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VILLAFRANCA. Il periodo fine luglio, inizio agosto rappresenta, per la stagione turistica in Lunigiana, l’ultimo giro di boa, rimanendo solamente due i mesi utili per portare a termine quella che pare essere stata una stagione difficile.

Non per tutti, è chiaro, ma la eco del terremoto ha scosso non solo chi abita in zona, ha avuto un riflesso negativo sia sugli operatori del settore che sui turisti.

Nelle settimane immediatamente successive al primo e forte sisma, sono state moltissime le disdette.

Non sono state solo le scosse telluriche, però, a far vacillare l’afflusso turistico: la crisi economica sta ancora generando incertezze, più nel mercato interno che in quello estero.

Le difficoltà che accomunano tutti gli specialisti del settore sono quelle elencate, ma c’è preoccupazione anche per i mesi autunnali, come confermano gli stessi operatori.

Montagna Verde (Licciana Nardi): «Nonostante il terremoto – spiega Barbara Maffei – siamo riusciti a mantenerci in linea con gli anni scorsi. Purtroppo sono state tantissime le disdette, soprattutto di italiani, nei giorni successivi al terremoto, siamo riusciti però a compensare grazie alla clientela straniera. Il loro aumento ha creato un trend positivo. Siamo preoccupati per l’autunno, dato che noi lavoriamo grazie alla stagionalità dei nostri prodotti tipici, soprattutto con la crisi economica che ci sta togliendo il mercato interno. Noto una preferenza verso il weekend o il soggiorno breve, ma è un fenomeno che non riguarda la clientela straniera».

Il sisma diventa anche una spinta alla solidarietà, promossa degli Operatori turistici lunigianesi. Lara Farina, propietaria del Picchio Verde (Amola), racconta questa iniziativa: «Abbiamo indetto una campagna di sensibilizzazione per sostenere le popolazioni colpite dal terremoto. Fino al 30 settembre si potrà versare una percentuale a loro favore. La situazione è stata difficile anche per noi soprattutto nell’ultima settimana di giugno e nelle prime di luglio quando la paura ha fatto partire una valanga di disdette, Ora riceviamo più chiamate e pare che la situazione si stia normalizzando, con buone prospettive per agosto».

Seppure si trovi lontana dall’epicentro del terremoto del 21 giugno scorso, gli influssi negativi si sono fatti sentire anche a Pontremoli, come spiegano i proprietari de Il glicine e La lanterna: «Stiamo soffrendo tutti una situazione comune, ovvero una pubblicità negativa dovuta al sisma che ha creato numerose disdette. L’aumento degli stranieri e il calo degli italiani dà il quadro di una crisi che non riesce ad allentarsi e che mette sotto scacco le varie attività recettive del territorio».

L’analisi più dura la troviamo a Gragnola, che dista pochissimo dall’epicentro e che ancora oggi risente di questo evento.

A fare il punto della situazione è Lucetta Corona che gestisce Le chianine dei Tognoli: «Tra il ponte chiuso e il terremoto abbiamo perso parte della clientela. Per colpa del primo però abbiamo anche perso quell’immagine di territorio sicuro. Una nota negativa è sicuramente rappresentata dalla mancanza di servizi fruibili dai turisti. Abbiamo molti musei ma sono chiusi, come i castelli. Ci vuole una nuova concezione dell’offerta turistica. Bisogna cercare di potenziare quelli che sono i punti di forza. I borghi devono essere tenuti puliti e la sentieristica, soprattutto quella delle Francigena deve essere mantenuta in condizioni da permettere di essere utilizzata in toto. Serve un rilancio dal punto di vista dell’appeal del territorio non si può pretendere che chi lavora in questo settore faccia tutto da solo».

Cristiano Borghini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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