Pazzo matrimonio, lei arriva in barella lui in ambulanza
Nozze in stile sanitario per Gabriele e Valentina volontari della Croce Bianca e simpatici burloni
MASSA. Lui arriva in ambulanza, a sirene spiegate, lei all'uscita dalla chiesa viene "caricata" su una barella, mentre lo sposo la segue in sedia a rotelle, legato come se fosse matto. È il pazzo matrimonio di Gabriele Lenzotti e Valentina Ginebri, due giovani cittadini massesi, convogliati a nozze lo scorso sabato 6 luglio in Duomo a Massa. Un matrimonio per nulla convenzionale, ma non poteva essere diversamente, per chi conosce Gabriele Lenzotti, detto "Lenz", un personaggio che sembra uscito da un film di Pieraccioni e che, in effetti, ha fatto della sua vita un set cinematografico. Gabriele, 27 anni, volontario della Croce Bianca, sognava di fare l'attore e, in parte, ci riesce: conosce il suo mito, Leonardo Pieraccioni sul set di "Ti amo in tutte le lingue del mondo", poi viene invitato alla prima di "Il paradiso all'improvviso" come fosse un ospite Vip, sulla scia dell'entusiasmo fonda una casa di produzione massese Aisha e così intitola anche il suo primo film, ambientato in città, che sbanca il botteghino locale.
È giovanissimo e si trova a combattere con il difficile mondo dello spettacolo, la Siae e le tasse da pagare. Alla fine il sogno si infrange e Gabriele chiude Aisha, ma non affossa la sua vena comica, di grande improvvisatore dalla battuta pronta, mai volgare e attuale: apre una pagina Facebook dove pubblica video amatoriali che poi carica su Youtube, nasce anche un fan club che distribuisce le sue "pillole" comiche; finge, ad esempio, di candidarsi alle elezioni amministrative di Massa con il partito Forza Maya; posta foto di lui in versione sindaco con pose istituzionali e lancia messaggi alla cittadinanza, tanto che, ci rivela, addirittura due partiti locali lo chiamano ad unirsi, veramente, alla loro campagna elettorale.
Ma "Lenz", il burlone, naturalmente rifiuta e continua la sua dissacrante rappresentazione della realtà massese in formato clip comica, come lui solo sa fare. Compagna di viaggio, da moltissimi anni, Valentina Ginebri, 30 anni, «L'ho presa più vecchia di me- scherza Lenzotti- così potrà farmi da badante», titolare di una impresa di pulizie in cui anche Gabriele finirà per lavorare, tra un turno e l'altro alla Croce Bianca, dove continua a fare il volontario. Così si arriva alle nozze: in pieno centro storico sabato pomeriggio, sono da poco scoccate le 16, è un tripudio di auto mediche che lampeggiano fuori dal Duomo mentre a sirene spiegate arriva una ambulanza: curiosi e passanti pensano al peggio, un incidente, un malore in chiesa. Invece dall'ambulanza due infermieri estraggono una barella: sdraiato sopra c'è Lenzotti, in abito scuro e rosa rossa al petto: «Non sono ancora morto, mi vado a sposare» dice alla folla che inizia ad applaudire. La sposa arriva in auto d'epoca, ma la cerimonia «è tutta un ridere»- ci racconta Lenzotti.
È Don Mario a sposare i due giovani e a chiedere a Valentina: "Vuoi davvero sposare Gabriele?". La ragazza si gira verso la famiglia e ad alta voce risponde "Che faccio? Si o no?". All'uscita li attendono le ambulanze e le auto mediche addobbate a festa con striscioni e palloncini: Gabriele viene legato, come fosse un pazzo, ad una sedia a rotelle, mentre a Valentina tocca la barella, vestito bianco, velo e fiori, tutto compreso. I due arrivano sul sagrato tra gli applausi della gente che ormai si è radunata per vedere la fine del film. Gli invitati riprendono il video del pazzo matrimonio: il filmato finisce in rete. «Cavolo, mi hanno chiamato tutti- ci dice Lenzotti- non ho mai avuto tanta celebrità. Se lo avessi saputo mi sarei sposato prima». Anche la foto di gruppo in Piazza Aranci sarà un unicum: la prima scattata di un matrimonio dopo la sua pedonalizzazione: "Vabbè questa è fortuna" dice Lenz, che adesso si prepara per la Crociera del suo viaggio di nozze, «anche se sono un po' preoccupato- conclude- perchè sapete cosa si dice del matrimonio? Il primo anno baci e abbracci, il secondo cenci e stracci, il terzo musi e grugni, il quarto calci e pugni»
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