Quasi 65mila pensionati ma l’assegno è “da fame”
Il sussidio medio è di 801 euro, oltre 10mila persone, però, non arrivano a 500 Poi ci sono i trattamenti “d’oro”: quasi 4mila euro al mese. Donne penalizzate
MASSA CARRARA. Siamo un popolo di pensionati: ogni mese l’Inps stacca la bellezza di oltre 60mila assegni per pensioni di vecchiaia, di guerra, di invalidità eccetera: 64.875 per la precisione, poco meno del totale della popolazione di Carrara, più di un terzo della popolazione totale della provincia di Massa Carrara (201mila abitanti). In altre parole: una parte consistente degli apuani vive o comunque è aiutato a vivere (economicamente parlando) con il sussidio pensionistico. Un dato che fa riflettere. Così come fa riflettere la ripartizione (che riportiamo nella tabella qui a fianco) delle classi di importo delle pensioni di vecchiaia: da essa emerge infatti come soltanto meno della metà delle pensioni erogate sia sopra i mille euro mensili. Il 53% dei sussidi è infatti sotto quella cifra. Vero, ci sono poi anche le pensioni d’oro: sopra i 3mila euro al mese, ma si tratta di pochi “privilegiati”.
800 euro al mese. L’importo medio dell’assegno del pensionato massese (o della provincia) è di 801 euro. Un po’ più alto per chi gode della pensione di vecchiaia: 1.080 euro (riscossa da ben 31.328 cittadini, quasi la metà dei pensionati), ben più basso per chi riceve l’assegno di invalidità (669 euro medi) e di superstite, cioè il coniuge che incassa la pensione spettante a marito/moglie deceduto/a (610 euro).
Minime “da fame”. Ma ancora più basso, tale da non poter essere definito un “reddito” è l’assegno corrisposto a chi gode della “pensione sociale”: 388 euro in media al mese; o di “invalido civile”: 416 euro al mese. Vero è che, spesso, l’invalidità civile è un’integrazione ad altre forme di sostegno e così la pensione sociale, ma va sottolineato che queste pensioni minime riguardano un’ampia parte dei cittadini: 9.921 quelli che hanno un assegno di invalidità; 3.159 quelli che hanno la pensione sociale.
E pensioni d’oro. All’altro estremo del mondo pensionistico, ci sono le super pensioni, quelle di oltre 3mila euro al mese. Non sono tante in numero assoluto: 616, pari all’1,9% del totale ma sono alte: la media è ben sopra i 3mila: 3.921 euro al mese. La maggior parte dei beneficiari di questi emolumenti sono ex lavoratori dipendenti (574), in genere ex medici, dirigenti di aziende o di enti pubblici. Chi poi gode di trattamenti derivati da fondi sostitutivi e integrativi ha pensioni mensili che superano i 4mila euro. Cifre che molti stipendiati “attivi” riescono solo a sognare.
Vivere con mille euro. Tornando alle pensioni di vecchiaia, emerge dai dati forniti dall’Inps come il 29% degli assegni sia sotto i 500 euro mensili mentre un altro 47% circa, cioè poco meno della metà, si attesta nella fascia fra i 500 e i mille euro al mese. Insomma, è chiaro che i pensionati non sguazzano nell’oro, anche se va ripetuto che, in molti casi, lo stesso pensionato può essere beneficiario di più di un sussidio (ad esempio: la pensione di vecchiaia più quella di invalidità o di reversibilità).
“Poveri autonomi”. Le pensioni erogate ai lavoratori autonomi sono, sempre stando ai dati Inps 17.622, per un importo medio mensile di 688 euro: più basso della media complessiva.
Donne ancora più povere. Ma il dato che più risalta è quello della differenza tra uomini e donne. Guardando alle pensioni di vecchiaia emerge che il 49,8% delle femmine riceve una pensione tra i 250 e i 499 euro e un altro 21% tra i 500 e i 750 euro, mentre il 9% non arriva neanche a 250. Una diseguaglianza nettissima che dipende da vari fattori: la retribuzione statisticamente più bassa per le lavoratrici donne, le minori opportunità di carriera, il ritiro anticipato dal lavoro 3e che fa parlare di “femminilizzazione della povertà”. (c.f.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
