Il Tirreno

Rappresentanza spesi 28mila euro, ma fa paura lo swap

Il derivato per evitare lo sbalzo dei tassi di interessi fu creato dalla giunta Conti: nel 2012 ha pesato per 600mila euro

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CARRARA. Nell’epoca della trasparenza e della spending review, negli allegati del bilancio si trovano in dettaglio le spese di rappresentanza sostenute dall’amministrazione: poco più di 28mila euro, il maggior esborso come si vede dalla tabella è stato per il gemellaggio con Ingolstadt (di cui ricorreva il cinquantesimo anniversario). Spese che impallidiscono di fronte ad altri “allegati” del bilancio, in particolare il dettaglio sul derivato e i debiti con le partecipate.

Rappresentanza. Per poter essere avallate, le spese di rappresentanza - spiegano i revisori dei conti e il responsabile del servizio finanziario - devono avere una stretta correlazione con le finalità istituzionali dell’ente, e rispettare criteri di ragionevolezza e congruità. La singola spesa più ingente è stata quella nell’ambito del gemellaggio per il trasporto di opere d’arte, oltre quattromila euro, a seguire, per oltre 3.600 euro, il sostegno alla nostra candidata di Miss Italia Lucrezia Massari, per la quale è stato allestito anche un maxischermo a Fossone.

Avere ospitato una troupe televisiva per un servizio su Carrara è invece costato 500 euro. In pranzi per gli ospiti, spesi poco più di 500 euro, 500 euro pieni per il pranzo dei lizzatori della rievocazione storica.

Derivato: siamo sotto di 10 milioni e mezzo. Spese di rappresentanza tutto sommato relativamente contenute (meno di trentamila euro per tutto l’anno), ma ci sono altri fronti in cui le perdite potenziali sono milionarie, e quelle reali si fanno già sentire.

La vicenda è nota. Sono gli strascichi della "finanza creativa" messa in atto dalla giunta Conti nel 2006-2007. E se la politica dei tassi d’interesse continuerà su questi ritmi, cioè a mantenerli bassi, nel 2026 il contratto swap si chiuderà con un bagno di sangue. Per il 2012 intanto la perdita è stata, a bilancio, 582mila euro, nel 2011 era stata di 460mila. Il contratto derivato, per la verità, come detto altre volte in riferimento alla vicenda, è stato già passato al setaccio della Corte dei Conti, e la magistratura contabile tutto sommato non lo aveva bocciato. Nel senso che era stato detto che dal punto di vista finanziario, l'operazione aveva una logica, cioé quella di mettersi al riparo da un eccessivo rialzo dei tassi d’interesse; le critiche erano state sul fatto che l'istituto di credito partner nella operazione finanziaria milionaria era stato individuato a trattativa privata: quindi senza indagine di mercato. Accadde che nel 2006 il Comune di Carrara emise un Boc (Buono ordinario comunale), per ben 45 milioni e 950mila euro. La cifra servì a ristrutturare il debito, unificando tutti i vecchi mutui. I Boc furono messi sul mercato così: l'Euribor (è il tasso di riferimento a livello europeo, sostanzialmente) più lo 0,89% di premio. Banca Intesa li aveva acquistati ritenendoli convenienti. I Boc andranno ad esaurimento nel 2026. Da qui al 2026 pagheremo quindi un tasso prefissato e variabile solo sulla base dell'Euribor. La giunta Conti decise però di cautelarsi: il contratto copre il rischio che il tasso di interesse salga sopra un tetto (cap) prefissato; ma che prevede anche un "pavimento" (floor), un limite: se i tassi scendono sotto questo limite, è il Comune a "perderci". Ogni sei mesi si fa il punto, si guarda come sono andati i tassi, si calcolano le perdite. Quindi il cap fissato fu del 5,77%, il floor del 3,95%. Mentre nel 2007 e nel 2008 il Comune ha guadagnato (rispettivamente 807mila e 880mila euro), da 4 anni, con il crollo dell’Euribor (ora è, a 12 mesi, allo 0,5%) sono iniziate le perditea: 97mila euro per il 2009, una cifra tutto sommato accettabile, ma ben 613 per il 2010, 460mila nel 2011, e 582mila nel 2012. E se va avanti così, saranno dolori: la nota allegata al bilancio dice infatti che oggi, se si volesse uscire dal derivato swap, il Comune di Carrara dovrebbe pagare la bellezza di dieci milioni e mezzo di euro. Fra tredici anni, se le politiche dei tassi resteranno basse, i nodi verranno al pettine. Per ora, c’è uno stillicidio da quasi seicentomila euro l’anno. (m.b.)

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