Il Tirreno

Il vano tentativo di Ferri di esserci lo stesso

Il vano tentativo di Ferri di esserci lo stesso

Il magistrato ha provato a rimandare il suo giuramento, ma poi è arrivato l’altolà di Palazzo Chigi

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MASSA. Cosimo Ferri ha provato in tutti i modi a rimandare il suo giuramento da sottosegretario. Fino all’ultimo. E lo testimonia la domanda di aspettativa da magistrato presentata venerdì mattina al Csm con decorrenza da questa mattina. Quindi dopo la sentenza del processo sulle cremazioni fantasma del Mirteto. Ferri ne aveva parlato con il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri e lei aveva acconsentito a posdatare il suo arrivo a Roma di qualche giorno. Sembrava tutto risolto, tanto che Ferri aveva perfino parlato con il presidente del collegio Paolo Puzone e con il presidente del Tribunale di Massa Maria Cristina Failla assicurandoli che lunedì (cioè ieri) sarebbe stato in aula. Un ottimismo che però ha dovuto fare i conti con la realtà della legge. Palazzo Chigi intorno alle 17 di venerdì ha chiamato il giudice dicendogli che gli uffici legali avevano sollevato un dubbio giuridico mica da poco: Ferri risultava già nominato sottosegretario e quindi anche se avesse giurato dopo aver emesso la sentenza, insieme agli altri due colleghi, questa sarebbe stata a rischio di impugnazione da parte delle difese. Da qui la decisione che bisognava cambiare la composizione del collegio.

Ma sono state ore febbrili che hanno coinvolto Ferri, Failla e Puzone. La stessa Failla, ha raccontato ieri mattina ai parenti dei defunti che si sono costituiti parti civili, ha chiamato il ministero della giustizia sabato mattina per capire se in qualche modo si poteva permettere al collegio di concludere il proprio lavoro. La risposta è stata la solita: «Ferri è entrato nella squadra di governo e quindi non può fare il giudice». Failla ha tentato un ultimo assalto spiegando che il processo interessa centinaia di persone e che i reati contestati sono particolarmente odiosi, ma dagli uffici romani più che un messaggio di umana comprensione non ha ottenuto.

Ferri, contattato da noi telefonicamente, è dispiaciuto per tutto il trambusto provocato dalla sua nomina. Ma non rilascia interviste per restare fedele alla promessa di sobrietà fatta al presidente del consiglio Enrico Letta: «Vi ringrazio della chiamata - ha detto -, ma non parlo della vicenda». Parlano i colleghi che sono stati in contatto con lui in questo fine settimana: «Ci ha provato a essere in aula, ma non è stato possibile».

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