Italia
Caritas, duecento famiglie chiedono aiuti per la spesa
Due volte al mese arriva il pacco regalo dell’ente con pasta, scatolame e latte Ogni giorno in sessanta si siedono ai tavoli del refettorio. Quasi tutti italiani
MASSA. Sono stati quattordicimila i pasti offerti dalla Caritas di Massa alle persone più bisognose nel 2012. La crisi si fa sentire sempre di più, insomma: nel 2011 erano stati poco più di diecimila. Una crescita spaventosa. E che aumenta ancor di più se si considerano gli italiani. Ogni giorno seduti al tavolo a mezzogiorno della mensa di Cervara c’è una media di 60 persone. Non proprio massesi ma provenienti dalle zone limitrofe: «Chi è del posto si vergogna, va da un’altra parte», spiega don Cipollini.
Le famiglie locali, per paura di essere riconosciute, preferiscono farsi recapitare a casa, una volta ogni quindici giorni, un cesto pieno di alimenti di prima necessità. Sono centoventi le famiglie che usufruiscono della spesa gratuita. Altre ottanta invece si fanno dare una mano dalle parrocchie del loro quartiere: «Persone che altrimenti non arriverebbero alla fine del mese - continua il prete che si occupa della Caritas -. Grazie alla Fondazione della Cassa di risparmio di Carrara abbiamo a disposizione settemila euro e in più ci aiutano i commercianti. Senza il nostro intervento non so proprio dove potrebbero andare queste famiglie. Purtroppo i soldi non bastano mai». Nella mensa lavorano dei volontari che hanno il compito di apparecchiare e sparecchiare la tavola, mentre la cuoca riceve un rimborso per i piatti che prepara. «Ci sono anche i ragazzi che hanno la borsa lavoro del Comune».
Ma non è semplice lavorare in queste condizioni, soprattutto perché a chiedere aiuto sono persone borderline: ex detenuti, extracomunitari. Quasi un anno fa qualcuno aveva dato fuoco al magazzino della mensa. Il colpevole non è mai stato trovato, ma è chiaro che si tratta di uno degli ospiti abituali, probabilmente arrabbiato perché un giorno è stato mandato via senza pranzo. Ma grazie a una raccolta straordinaria di soldi e alla voglia di lavorare per il prossimo i danni sono stati riparati in poche settimane. Ma la mensa è anche visitata spesso dai soliti ignoti: sbandati che forzano porte e finestre per arraffare quello che capita. A volte se ne vanno via dopo aver rubato qualche scatoletta.
La situazione è drammatica: «Le famiglie che hanno bisogno di aiuto sono di più di quelle che riusciamo ad aiutare - aggiunge don Cipollini -, ma più di questo non riusciamo davvero a fare. Con un po’ di soldi in più il progetto della spesa benefica diventerebbe davvero importante, ma per ora i fondi sono questi. Ed è un bene che ci siano».
Questa mattina si ricomincia da capo: un piatto di pasta, un po’ di carne renderanno meno triste la giornata a chi ormai non sa come andare avanti. Più che altro il problema adesso è che i posti a sedere in mensa sono una trentina e da un po’ di tempo si fa il doppio turno per accontentare tutti. Anche a Carrara nell’ultimo periodo le presenze hanno raggiunto picchi di circa 100 persone al giorno. La spesa media si aggira intorno ai centomila euro: 25 mila di questi arrivano dal 5 per mille, altri 25 mila dagli enti pubblici il resto viene messo a disposizione in prodotti alimentari da Coop, Conad e dai vari esercizi commerciali locali.«Sono tanti i poveri che bussano alla nostra porta e il nostro dovere è aprire a tutti e fare il nostro possibile per accontentare le loro richieste», conclude don Cipollini.
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