«Viviamo da 5 mesi con la paura della frana sopra le nostre case»
CARRARA. C’è ancora apprensione tra i residenti di via Montia per la frana che si è staccata da un fianco della collina lo scorso 27 novembre e che ha costretto sei famiglie, residenti al civico 25,...
CARRARA. C’è ancora apprensione tra i residenti di via Montia per la frana che si è staccata da un fianco della collina lo scorso 27 novembre e che ha costretto sei famiglie, residenti al civico 25, a restare fuori casa per dieci giorni: a cinque mesi dall’alluvione, le fognature sversano ancora a cielo aperto e si teme per la stabilità del muro scampato alla frana. «Viviamo ancora nel disagio e nella paura. La messa in sicurezza l’abbiamo pagata di tasca nostra anche se siamo parte lesa: adesso vogliamo che le cose tornino com’erano prima dell’alluvione, non vogliamo i giardini di Boboli ma nemmeno vivere in mezzo al fango come i porci»: sono parole piene di rabbia quelle di Maria Cristina Meccheri e Vera Pollina, che parlano a nome dei residenti del civico 25 di via Montia. Lo scorso 27 novembre una frana si staccò dalla collina sovrastante e arrivò a lambire pericolosamente i piloni su cui si regge l’edificio. I condomini furono evacuati e rientrarono nelle loro abitazioni solo dopo 10 giorni, a seguito del completamento della messa in sicurezza d’urgenza. Un intervento da 37 mila euro, eseguito dalla ditta Sermattei di Massa, a cui i residenti del civico 25 hanno già pagato 15mila euro: «Noi abbiamo pagato anche se siamo parte lesa, perché era il solo modo di rientrare nelle nostre case», spiega la signora Meccheri. La frana si è staccata da un terreno di proprietà privata, su cui sorge un altro condominio, il Bellavista, al civico 35 di via Montia: secondo i residenti della palazzina sottostante, quella danneggiata dalla frana, a provocare lo smottamento sarebbe stato il cedimento del muro di cinta del Bellavista. «Erano anni che segnalavamo lesioni e crepe in quel muro. Dal 2009 abbiamo anche scritto all’amministratore del Bellavista ma, a parte qualche vetrino, non hanno fatto nulla» spiega la signora Pollina, mostrando un’ampia documentazione fotografica. La frana dello scorso novembre ha fatto letteralmente precipitare la situazione, innescando la paura anche tra i residenti dei palazzi limitrofi. Il muro del Bellavista è lungo circa un centinaio di metri e fiancheggia quattro edifici Erp, dal civico 25 al 31, dove risiedono 24 famiglie tra cui molti anziani e bambini: «Non ci sentiamo sicuri, né noi né i nostri vicini. Abbiamo una bomba sulla testa, ma intanto quelli litigano e qui non si fa nulla» spiega la signora Meccheri. «Intanto le acque nere del Bellavista finiscono nel nostro giardino perché i tubi sono rotti e viene tutto sversato a cielo aperto» aggiunge la signora Pollina.
«Ho redatto un ricorso per accertamento tecnico preventivo e lo depositerò a giorni»” annuncia l’avvocato Stefano Dell’Amico, legale dei condomini residenti al civico 25, spiegando che l’intervento di un perito della procura dovrebbe servire a chiarire – nei tempi più rapidi possibili – a chi spetta la competenza del muro (se a tutto il condominio Bellavista o ai proprietari della porzione franata) e ad accertare l’integrità della porzione scampata alla frana.
Cinzia Chiappini
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