Erosione, lavori in ritardo: una penale da 1,4 milioni
La Provincia presenta il conto alla ditta appaltatrice, ma si apre un contenzioso E neanche quest’anno le opere a difesa della costa saranno completate
MASSA. Quanto “vale” il fallimento dei lavori anti erosione? Qual è il costo pagato dalla collettività e dall’economia locale per questo intervento che, finora, ha prodotto soltanto risultati parziali e una montagna di problemi? Difficile fare un calcolo, quantificare danni di immagine e danni materiali, perdite potenziali e reali di turisti per gli stabilimenti balneari e per l’indotto poco o nulla difesi da quegli interventi.
Una cifra scritta nero su bianco tuttavia c’è: 1,4 milioni di euro. È l’importo, ri-conteggiato, delle penali che la Provincia chiede alla Marimassa, la società formata da Doronzo Infrastrutture, Lungarini Spa e Prama Srl, che aveva in appalto i lavori di difesa della costa apuana. Un conto salato per l’Ati Marimassa il cui appalto vale (valeva) 10,6 milioni di euro, di cui circa 7 milioni già contabilizzati (al maggio 2012): circa il 10% dell’intero contratto. In un primo momento, però, al momento della rescissione del contratto deciso per “gravi inadempienze contrattuali” da parte della ditta appaltatrice, la Provincia aveva presentato un conto ancora più salato: 2 milioni e 588mila euro. Tale importo non teneva però conto delle giornate non lavorabili tra il 16 ottobre 2011 e il 13 febbraio di quest’anno (data, quest’ultima, in cui la Provincia ha inviato la contestazione di addebiti e la risoluzione del contratto), indicato come il periodo a cui applicare le penali. Ebbene, è la stessa Provincia a ricalcolare le giornate “non lavorabili” – a causa, principalmente, di condizioni meteomarine avverse, mentre i festivi sono fuori dal computo – di quel periodo e a sottrarle dal conto finale. Risulta infatti che i giorni non lavorabili dal 16 ottobre del 2011 al febbraio del 2013 sono stati 225 e quelli lavorabili (a cui si può applicare per legge il coefficente della penale) sono stati 267. In sostanza: applicando una penale giornaliera di 5.300 euro per quei 267 giorni, si ottiene l’importo di 1 milioni e 417mila euro. Che viene chiesto alla ex ditta appaltatrice per “ritardata consegna dei lavori”. Sull’indennizzo è tuttavia aperto un (inevitabile) contenzioso. La società sostiene di avere rispettato pienamente il capitolato di appalto. E, dunque di non avere ritardato i lavori e neanche di non avere utilizzato materiali idonei per i geotubi (che è un’altra delle principali contestazioni mosse dalla Provincia). Nel frattempo, ricordiamo, è intervenuta la sentenza del Tar che accoglie il ricorso delle ditte seconde classificate nella gara di appalto e di fatto annulla l’aggiudicazione dei lavori a Doronzo e C. Con la conseguenza che i cantieri sono lavori sono ora affidati a Consorzio Pegasus e Varia Costruzioni. Intanto, l’estate è alle porte.
Claudio Figaia
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