«Lo sposo sulla torta diede il volto ai miei duemila soldatini»
Inaugurata l’eccezionale mostra “L’Italia chiamò” Gli eserciti in miniatura del pasticcere Mauro Fugacci
CARRARA. Mezzogiorno: a poche ore dall’inaugurazione della mostra “L’Italia chiamò”, dei suoi soldatini, nelle stanze del Teatro della Rosa a Pontremoli, Mario Fugacci, 72 anni, è indaffaratissimo. «Sono emozionato, anzi, teso, ma soddisfatto. Avevo intuito l’importanza delle mie creazioni, ma avevo anche paura a trasferirle da casa alla mostra, sono così delicate. Poi mi sono detto: cose così non si possono tenere in scatola. I primi apprezzamenti li ebbi dall’ex assessore Caterina Rapetti». Non avrebbe mai immaginato che la sua passione nata da ragazzo e che non lo ha mai abbandonato, potesse diventare un veicolo culturale. «Mi preme divulgare l’amor patrio». E sì, perché da ieri e fino all’8 maggio, buona parte dei suoi duemila soldatini di creta (i “gioielli” custodini gelosamente da una vita), sono esposti al pubblico. Ha svuotato tutte le vetrine di casa dove li aveva sistemati per gruppi, per portarli nel Teatro.
Eserciti e divise della storia d’Italia, dall’età napoleonica fino alla seconda guerra mondiale. «Ma i mie soldatini non sono delle misura standard di quelli di piombo in commercio, che sono alti 54 milllimetri. I miei sono alti circa 7,5-8 centimetri: ho dovuto adattarli alle dimensioni della prima testa che ho ideato guardando quella dello sposino in cima a una delle torte che creavo». Era infatti un giorno che non si ricorda degli anni Settanta quando Fugacci, dipendente di una pasticceria a Pontremoli (città che gli ha dato i natali) ebbe la folgorazione: e quella testolina dello sposo divenne il primo stampino di gesso su cui avrebbe realizzato negli anni migliaia di teste di ufficiali, portabandiera, uomini in divisa a piedi e a cavallo. Da ragazzino si divertiva a creare figure egiziane, e soldatini dell’epopea del West, poi la storia d’Italia lo ha conquistato, spingendolo a documentarsi sempre più sui libri, affinché i suoi soldatini di creta raffigurassero in ogni particolare gli eserciti veri. Nacquero gruppi di italiani, di francesi, tedeschi giapponesi. Un’autodidatta con un’inventiva che ha messo nell’arte della pasticceria e in questa passione che oggi è ammirabile nella mostra capolavoro.
Ma come li crea questi soldatini? «Intanto da due anni no li faccio più». Si è forse esaurita la vena creativa? «No. E’ che ho finito tutti i periodi storici. Ho 5 o 6 scatole di stampini. Gambe, corpi, teste, fucilini, cappelli. Ogni volta per creare un gruppo di soldatini, il metodo è sempre lo stesso: prima faccio le gambe e le secco. Poi decido le calzature, anche per quelle ho gli stampini in gesso. Poi i corpi, quelli sono di creta fresca e li attacco alle gambe. Poi metto le testine già secche. Le braccia le faccio al momento per modellarne le posizioni». E ci attacca gli accessori, dalle armi, agli zaini, ai vari tipi di copricapo.
E infine colora i soldatini.
«Sto mettendo il tricolore – ha detto ieri mattina curando gli ultimi particolari dell’allestimento – Eh, sono la disperazione di mia moglie. I soldatini li ho dappertutto in casa, perfino in camera. Ma quelli esposti nelle vetrinette sono solo un terzo. Altri sono negli scatoloni». Sorride e a 72 anni ha gli occhi e la contentezza di un bambino. «Sono nato al Piagnaro, la zona più popolare di Pontremoli. – dice con orgoglio – A 14 anni ero al lavoro in una pasticceria, poi sono diventato titolare negli anni settanta rilevando l’antica Beghetti e Riccò dove ero garzone. Ma quando mi sposai ero ancora dipendente. Non ho mai smesso di lavorare». Chissà quante volte, rimirando lo sposino in cima alle torte nunziali, la sua fantasia lo avrà trasformato da impettito promesso marito, a un combattente del Risorgimento, del Regno italico, della guerra coloniale. «Mio figlio e i miei due nipoti non si sono mai azzardati a toccare neanche uno dei miei soldatini, con i quali ho ripercorso la storia d’Italia, da Napoleone fino al 1945. Mi sono documentato e alla fine i miei maestri di storia sono diventati proprio quei soldatini. Ora si gode anche lui la mostra organizzata e promossa dall’Associazione culturale pontremolese “Vasco Bianchi” e dall’Istituto storico della Resistenza apuana, con il patrocinio del Comune di Pontremoli, della Fondazione Spadolini e del Coordinamento toscano dei comitati per la promozione dei valori del Risorgimento. «Ecco, i miei soldatini tutti in fila. Ho svuotato la casa e li ho portati qui. Vanno solo guardati».
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