Il Tirreno

Morì ustionato in cava, al via il processo

di Alessandra Vivoli
Morì ustionato in cava, al via il processo

Sotto accusa per omicidio colposo il presidente della coop Gioia. La Pellegri: stavano lavorando in un luogo non adattato

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CARRARA. La polvere nera si era incendiata all’improvviso mentre la stavano preparando per bonificare, con l'esplosivo, una parete di cava. Una fiammata aveva invesito in pieno Augusto Ricci, operaio di 48 anni di Massa, sposato e padre di due figli: era morto dopo dieci giorni di agonia, per quelle ustioni che gli avevano distrutto il corpo.

Ieri, a tre anni di distanza da quel terribile incidente, nella cava Piastrone numero 173 della cooperativa Gioia (i fatti risalgono al 13 ottobre del 2010) si è aperto il processo per omicidio colposo a carico di Anselmo Ricci, storico presidente della Cooperativa Gioia, assitito dall’avvocato Adriano Martini. È uscito dal processo, patteggiando la pena (10 mesi di relcusione pena sospesa) prima dell’estate Angelo Morelli, 52 anni, il “fuochino” della cava Piastrone: anche lui rimase ustionato durante l’esplosione nel box della zona Palazzo, divenuto una fornace. E ora Morelli è nella lista dei testimoni, per ricostruire cosa accadde quella mattinata piovosa di ottobre nel bacino di Gioia.

La testimonianza choc della Pellegri: luogo inadatto per preparare le cariche esplosive. È stata lpingegner Maura Pellgri, responsabile dell’Ufficio sicurezza e prevenzione sui luoghi di lavoro dell’Asl, Il primo testimone a sfilare davanti al giudice Cosimo Maria Ferri e al pm Alessandro Rapelli. La Pellegri ha ricordato l’intervento di quella mattinata del 13 ottobre 2010 e si è cocnentrata sul luogo dove avvenne lo scoppio rivelatosi poi letale per Augusto Ricci.

«L’incidente si è verificato in un box, nella zona di cava denominata Palazzo - ha ricordato l’ingegnere dell’Asl - Veniva utilizzata della polvere nera per la predisposizione di inneschi all’interno di un box assolutamente non idoneo per effettuare tale operazione». E ha aggiunto. «Quel box era chiuso, isolato da terra e pieno di arredi infiammabili, senza rete elettrica. Ricci è stato avvolto dalle fiamme dal basso verso l’alto».

La vicenda. Il tremendo infortunio è accaduto il 13 ottobre di tre anni fa prima delle 8 a due lavoratori della cooperativa cavatori di Gioia, Augusto Ricci e Angelo Morelli.

Ricci, riportò ustioni sul 60% del corpo, soprattutto al volto. Dalle prime ricostruzioni, Ricci, meccanico dell'officina della cooperativa, e Morelli, "fuochino", stavano preparando la polvere nera perché l'esplosivo doveva poi essere collocato in un versante di cava, della cooperativa Gioia, per staccare alcune parti alte di un fronte di marmo. Operazioni normali nel settore escavazione, anche se la polvere nera viene utilizzata molto meno di tanti anni fa quando erano frequenti le grandi "varate". I due operai avevano portato l'esplosivo dentro un box prefabbricato, perché aveva cominciato a piovere. Ma poi aveva smesso. Da quanto hanno riscontrato i vigili del fuoco, il carico complessivo di polvere nera, in sacchetti di 2 chili e mezzo ciascuno, era di 120 chili, e se ne sono incendiati dieci chili, (cioè la polvere contenuta in 4 sacchetti).

Quando la fiammata ha investito i due lavoratori, ha anche annerito e bruciacchiando l'interno del box, che si trovava in un piccolo piazzale poco sopra la mensa e l'officina della cooperativa. Era uscito del fumo che ha fatto accorrere alcuni cavatori che erano nelle vicinanze. In pochi istanti diverse mani avevano afferrato gli estintori, altre hanno preso delle coperte mettendole addosso ai corpi di Ricci e Morelli. Mentre Angelo Morelli veniva trasportato all'ospedale cittadino, Augusto Ricci che da subito era apparso in condizioni più gravi era stato portato in un piazzale poco sotto il luogo dell'incidente, e qui era atterrato l'elisoccorso che l'aveva trasportato direttamente al Centro grandi ustionati di Pisa.

Qui ha lottato per dieci giorni: ma alla fine non ce lo’ha fatta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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