Il Tirreno

«Nara ha tentato di salvare Mattia»

di Chiara Sillicani
«Nara ha tentato di salvare Mattia»

In aula la perizia dei medici legali: il bimbo non aveva neanche un graffio, la mamma gli ha fatto da scudo

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MASSA. È stata una mamma fino in fondo, fino all’ultimo momento: lo ha stretto forte, ha lasciato che le macerie cadessero sul suo corpo, la ferissero, sfregiassero. Ma il suo Mattia no, lui doveva salvarsi. Lui non poteva rimanere sotto quella colata di fango assassina. I segni dello sforzo Nara Ricci li porta tutti sul suo corpo, il corpo della mamma. Su quello piccolo piccolo di Mattia neanche un graffio.
Quell’abbraccio della mamma. C’è un’intera aula di tribunale silenziosa, rispettosa di fronte alla storia di una maternità vissuta fino all’ultimo secondo di vita. Maurizio Ratti ed Elisa Menconi sono i due medici legali che hanno effettuato l’ autopsia sui corpi di Nara Ricci e di Mattia Guadagnucci, morti sotto la frana del 31 ottobre 2010. Sono imbarazzati, commossi, parlano piano : devono riferire al pubblico ministero Rossella Soffio e agli avvocati della difesa come se ne sono andati una mamma e il suo bambino: abbracciati. La frana è stata cattiva fino in fondo, non li ha travolti e uccisi subito: 3-4 minuti interminabili. Il tempo perchè una mamma si stringa addosso il suo piccolo. «Erano pochissimi i segni di traumi sul corpicino - spiega a voce bassa il dottor Ratti- la madre gli ha fatto da scudo». Ma il peso è tanto, troppo per un bimbo di due anni , «ha impedito la respirazione» e Mattia non ce la fa. Lo stesso peso - anche la dottoressa Menconi è commossa - non permette alla mamma di prendere aria .Ma Nara il suo bimbo riesce a proteggerlo: le macerie finiscono addosso a lei , sul suo addome :«lo hanno lacerato».

Nessuno fa domande, in silenzio gli avvocati, in silenzio il pubblico ministero. La nonna di Mattia , la madre di Antonio Guadagnucci, è fuori dall’aula, qualche minuto e dovrà testimoniare. Non ascolta le parole dei medici, non rinuncia al diritto di ricordare Nara e il suo piccolino allegri e sorridenti. Quando entra il pubblico ministero le fa poche domande , sulla strada e sulla sua manutenzione. Lei racconta e il luogo della frana continua ancora a chiamarlo la casa di mia nuora. Come se tutto fosse rimasto uguale. Non è così e adesso è in quell’aula che si tenta di far chiarezza su quanto accaduto.
La strada e le segnalazioni. Il fulcro delle domande del pm Rossella Soffio ai testimoni è uno: la manutenzione dei versanti e della strada provinciale che, da Ortola, conduce fino a Bergiola. E una frana, poco sopra casa della famiglia Guadagnucci: secondo alcuni testi avrebbe occluso le canalette di scolo e deviato l’acqua proprio nel punto da cui si è staccata la colata assassina. Ne è certo Simone Bertelà : risponde ai quesiti del pubblico ministero e del giudice Giovanni Sgambati e ricostruisce la sera della tragedia: «Avevo fatto servizio straordinario, stavo tornando a casa, c’era un fiume d’acqua, ho visto la frana (la più piccola ndr) e l’acqua che deviava. Non era la prima volta che succedeva, la situazione - ribadisce - era stata segnalata ripetutamente. Anche nel 2009 c’era stata una frana, in quell’occasione sul posto arrivò anche l’ingegnere Arrighi (uno degli imputati. Vedi articolo accanto), ma non accettò di parlare con noi. La strada - continua - veniva pulita una volta l’anno, ma parte degli sfalci, quelli più piccoli, rimanevano lì e finivano nei fossi. Le griglie - Bertelà risponde alle domande dell’accusa - erano così occluse da non essere visibili». Il pm incalza e riferisce di lettere spedite - l’ultima il 3 marzo del 2010 - alla Provincia (agli atti) dall’associazione culturale di Bargana, il paese proprio sopra Lavacchio. La difesa, in prima linea Ezio Menzione, avvocato della Provincia (citata come responsabile civile), controinterroga Bertelà: il suo tentativo è dimostrare che lavori sulla strada ne sono stati fatti e che l’ingegnere Arrighi non negò colloqui, ma invitò chi già siu era fatto avanti prima di Bertelà ad un incontro in Provincia.

È il gioco delle parti: accusa e difesa. Ma la battaglia legale rimane sullo sfondo. Nell’aula c’è ancora l’abbraccio di Nara e Mattia.

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