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75mila euro di Iva in ritardo, “vecchia” Carrarese in tribunale
CARRARA. Iva, per 75mila euro, pagata in ritardo. Di dieci giorni: e ora la Carrarese, o meglio l’ex presidente Fabio Oppicelli e l’attuale amministratore delegato Andrea Borrghini si ritrovano in...
CARRARA. Iva, per 75mila euro, pagata in ritardo. Di dieci giorni: e ora la Carrarese, o meglio l’ex presidente Fabio Oppicelli e l’attuale amministratore delegato Andrea Borrghini si ritrovano in tribunale.
Quei dieci giorni di ritardi sono bastati per far scattare il procedimento penale, per reato fiscale, da parte dell’Agenzia delle Entrare, nei confronti della Carrarese calcio.
I fatti risalgono al 2009: sul banco degli imputati sono finiti l’ex presidente della società azzurra, Fabio Oppicelli (difeso dall’avvocato Luca Lattanzi) e l’amministratore delegato (ancora in carica) della Carrarese, Andrea Borghini (assistito dall’avvocato Carlo Boggi).
A loro viene contestato l’articolo 10 ter del decreto legislativo 74 del 2000.
Il procedimento avrebbe dovuto aprirsi ieri mattina in tribunale a Carrara, davanti al giudice Cosimo Maria Ferri: per un errore di notifica tutto è stato rinviato al 23 aprile prossimo.
Ma intanto quello che trapela, dalla linea difensiva, è che verrà messo in risalto proprio il fatto che la società azzurra, nel giro di una decina di giorni (siamo nel luglio del 2009) ha saldato completamente il debito con l’Agenzia delle Entrate.
Non solo, i dieci giorni di ritardo nel versamento dei 75mila euro di Iva sarebbero dovuti ad una priorità scelta dalla Carrarese: e cioè quella di privilegiare, in ordine di tempo, i pagamenti dei dipendenti. E con questo si intende gli stipendi dei giocatori e dello staff azzurro al completo.
Insomma nessuna volontà- questo quanto emergerebbe dalla linea difensiva e dalla ricostruzione dei fatti - di eludere il fisco, ma un ritardo legato al pagamento, ritenuto prioritario, degli stipendi dei dipendenti. E, quello che si annuncia, è anche il ricorso, da parte dei legali degli imputati a un rito alternativo.
I 75mila euro, sono stati poi pagati ma, nel frattempo, il presidente e l’amministratore delegato devono rispondere del reato fiscale contemplato nellarticolo 10 ter del decreto legislativo 74 del 2000. Tale decreto punisce, con la reclusione da sei mesi a due anni, “chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo” – ossia entro il 27 dicembre dell’anno successivo a quello cui l’IVA si riferisce (cfr. art. 6 co. 2 l. 405/90 e Cass., sez. III, 14.10.10, Mazzieri, Rv 248626)–, sempre che il mancato versamento superi l’ammontare di cinquantamila euro.(a.v.)
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