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CONVEGNO

Influenzati dalla tv analisi di Freccero ex direttore Rai2

PONTREMOLI. È ancora la televisione il centro nevralgico dell’informazione cui il potere mira a controllare e a gestire. A dirlo,in un incontro appassionato e seguito al teatro della Rosa, è stato...

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PONTREMOLI. È ancora la televisione il centro nevralgico dell’informazione cui il potere mira a controllare e a gestire. A dirlo,in un incontro appassionato e seguito al teatro della Rosa, è stato Carlo Freccero, storico direttore di Rai 2 e attuale direttore di Rai 4 nonché esperto di comunicazione, che presentava il suo libro “Televisione”. Freccero ha proposto un excursus del panorama televisivo italiano, dalla nascita del servizio pubblico all’avvento delle Tv commerciali, fino ai generi contemporanei più in voga, mostrando come il piccolo schermo abbia influenzato il nostro modo di vedere le cose e quanto la serialità televisiva si sia spesso spinta oltre rispetto al panorama cinematografico nel ritrarre ed interpretare la società in cui viviamo.

«Un mezzo, quello del tubo catodico, che viene visto da Freccero come centro del potere della comunicazione, chi lo detiene ha autorità; lo dimostra - sottolinea Ferrero - l’accettare quasi acriticamente verità molto parziali fondate sui sondaggi, sulla maggioranza opportunamente plasmata. Lo snodo storico/teorico su cui si è maggiormente sviluppato il pensiero di Freccero riguarda l’individuazione del transito dalla “televisione d’èlites” (in tv ci stava solo chi meritava di starci, soubrette o opinionista che fosse) a un’altra “costruita intorno al consenso esclusivo ed escludente della maggioranza. Nell’era del video si realizza la dittatura della maggioranza la norma coincide con la media statistica. Si tratta di una democrazia, di un potere popolare filtrato attraverso il video, ma si tratta altresì di un potere che in nome della maggioranza rifiuta qualsiasi tipo di limitazione o controllo. Per la prima volta la verità e il potere vengono espressi in termini quantitativi anziché qualitativa».

Dalla tv pedagogica di qualità si è passati alla tv commerciale di influenza americana. La trasformazione è forte, si passa a una tv di quantità, che non forma il pubblico ma lo insegue su quello che più banalmente gli piace o lo distrae»(r.s.)

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