La fuga del gufo diventa un’odissea
Thorn era scappato a inizio marzo dal giardino del padrone Riacciuffato grazie a una catenella e al falconiere Emiliano
MASSA. Ha vagato per più di un mese, svolazzando da un tetto all’altro tra Massa, Marina e Montignoso. Con una catenella stretta attorno alla zampa. La sua fortuna è stato l’istinto predatorio, che gli ha permesso di cibarsi di piccioni e topi. Eppoi quel pizzico di buona sorte: nonostante le cadute e i pericoli, le sue ali sono rimaste forti come l’acciaio. Protagonista di questa scomparsa che ha fatto dannare l’esistenza al suo padrone Federico e alla Vega soccorso, una squadra di recupero rapaci, è Thorn, uno splendido esemplare di gufo reale europeo di un anno e mezzo.
Ma riavvolgiamo il nastro per capire cosa è successo. Thorn a inizio marzo se ne stava tranquillamente sul trespolo che Federico aveva piazzato nel giardino di casa. Ancorato all’attrezzo da una catenella. L’uccello - che pesa quasi tre chili - a forza di beccare il gancio lo ha staccato, trovandosi libero come l’aria. Un colpo d’ali una notte senza pioggia ed è scomparso. Gettando nello sconforto Federico. Il ragazzo ha chiesto aiuto alla Vega soccorso, una squadra che si occupa di riacciuffare e curare gli animali come Thorn. A capo di questo team Emiliano Daniello, una sorta di ghostbuster di pennuti. Con tanto di attestato da falconiere di prima scelta riconosciuto dalla Uncf (Unione nazionale cacciatori falconieri).
E se credete che acciuffare un gufo, così come una poiana, sia impresa facile leggete con attenzione le prossime righe. Emiliano e i suoi collaboratori - coordinati da Roberta Grossi, della Vega soccorso - si sono messi subito sulle tracce del real pennuto. Come? Attaccando manifesti intorno alla zona della scomparsa, chiedendo alla gente e soprattutto cercando di interpretare le tracce che lasciava. E dopo un giorno di chi lo ha visto lo avevano individuato. Peccato però che il primo tentativo di cattura sia andato in fumo: il gufo quando ha scorto la scala avvicinarsi alle tegole ha tolto il disturbo. Una scena vista e rivista per trenta giorni e più. Fino a mercoledì, quando la dea bendata ha dato una mano a Federico ed Emiliano: la catenella che ancorava il rapace notturno al trespolo si è incastrata in un’antenna televisiva, imprigionando l’animale. Era in trappola, ma c’era comunque da recuperarlo. Sono stati chiamati sia i vigili del fuoco sia i carabinieri di Marina di Massa. Questi ultimi perché la padrona di casa voleva essere sicura che al pennuto non venisse fatto del male e soprattutto che tutte quelle persone che le erano entrate nel suo giardino erano autorizzate a prelevarlo. Un’operazione, quella del recupero, che ha richiesto più di un’ora.
Thorn è stato agguantato immediatamente e ancorato allo speciale guantone che usano gli addestratori per far posare gli uccelli sul loro avambraccio. Prima di tornare a casa, però, è stato portato dal veterinario per essere certi del suo stato di salute. Manco a dirlo stava benone, le ali erano più forti di prima e non era neppure denutrito. Nonostante il mese passato a vagare di tetto in tetto, l’istinto lo aveva salvato dalla morte per fame. Aveva giusto un po’ di appetito per la mezza giornata passata impigliato in quell’antenna. E Federico non si è fatto scappare l’occasione di coccolarlo un bel po’.
La Vega soccorso della Versilia, da quando il centro rapaci del Wwf di Ronchi ha chiuso (vedi box), si occupa anche della provincia apuana. Servono volontari per la nostra zona, però. Chi è interessato a un’esperienza del genere chiami il numero 348/8860685.
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