Il Tirreno

La Pasqua degli alluvionati: «Viviamo nella paura»

di Mario Moscadelli
La Pasqua degli alluvionati: «Viviamo nella paura»

In via Ilice a Nazzano occhi fissi sul livello del Carrione: «Ogni volta che piove o c’è l’allerta sale l’ansia. E basta rimpalli: mettiamo il fiume in sicurezza»

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CARRARA. Hanno passato gran parte del sabato a guardare il Carrione. E, purtroppo, anche la Pasqua - viste le previsioni meteo - la passeranno in questo modo. Ansia e paura. E così che si vive in via Ilice, a Nazzano, una delle più colpite dall’alluvione del novembre scorso. E allora ecco che la parola “festeggiare” è uscita dal vocabolario di chi abita da queste parti. «Ogni volta che piove o c’è uno stato di allerta - racconta Giancarlo Nigrelli, cuoco che abita in via Ilice -siamo assaliti dal terrore che si possa ripetere il disastro del 27 novembre scorso: pensate che sono costretto a spostare auto e motorini in luoghi più sicuri perché non possiamo certo fidarci di come è stato riparato l’argine crollato». Nelle parole del cuoco di Nazzano c’è ancora tanta rabbia. La rabbia per quanto successo, ma sopratutto per la situazione che la gente che abita vicino al fiume è costretta a sopportare. «È una situazione logorante, che non auguro a nessuno. Come passeremo la Pasqua? Nell’ansia e nella paura. Il problema, infatti, è la messa in sicurezza del Carrione. Quei blocchi di marmo messi in via provvisoria non ci fanno dormire tranquilli. Non so cosa stiano aspettando a varare un progetto definitivo, che metta fine alla nostra angoscia».

Nigrelli, così come suo padre Gaetano, in quella notte del 27 novembre hanno perso tutto o quasi. «Per salvare mia nonna mi ritrovai con l’acqua fino al torace: nessuno rimborserò il terrore vissuto in quella giornata, ma ora a disanza di 4 mesi sarebbe già un sollievo sapere come e quando verrà sistemato il corso del fiume. I sacrifici di una vita sono tutti finiti nel fango: sinceramente non abbiamo più voglia di pagare per le negligenze altrui. Volete farmi un regalo di Pasqua? Allora scrivete che ringrazio di cuore tutti i cittadini che in quei giorni ci hanno aiutato a togliere quel maledetto fango».

E c’è anche chi le festività pasquali non le passerà nella sua casa, perché ancora ko dall’alluvione. È il caso di Tiziana Evangelisti, anche lei residente in via Ilice e alle prese con i lavori di ristrutturazione. «Ogni volta che piove o c’è un’allerta qui si ripiomba nella paura: ditemi se questo è vivere».

Contributi. C’è tempo fino a mercoledì per chiedere i contributi per l’alluvione. Con coordinate bancarie o postali alla mano, occorre rivolgersi allo sportello di via Solferino (palazzo Saffi).

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