Il presidio
L’energia pulita arriva dal Frigido
Il caso della centrale idroelettrica alle Polle. Che potrebbe quadruplicare, facendo incassare 1,4 milioni l’anno al Comune
MASSA. Acqua bene comune. Ma anche bene strategico. Strategico, in particolare, per la produzione di energia pulita e, quindi, per la salvaguardia dell’ambiente e per la diminuzione dell'impatto della città sul cambiamento climatico. Insomma, se è giusto difendere il carattere pubblico e comune dell’acqua – come sosteneva e sostiene il movimento anti-privatista che ha promosso il referendum del 2011 – è giusto anche valorizzarla in quanto una delle più importanti fonti di energia rinnovabile.
Quel che però non molti massesi sanno è che anche qui, nel nostro territorio, ricco di sorgenti e corsi d’acqua (anche se di portata ridotta), lo sfruttamento dell’energia idroelettrica è possibile. Anzi, è già una realtà. La città ha già una sua piccola centrale idroelettrica che sfrutta le acque del Frigido e si trova dove sorge l’opificio della Filanda del Forno – dove domani verrà inaugurato il museo del cotonificio.Dopo il restauro del 1984, che riguardò sia l’interno sia l’esterno dell’edificio un tempo adibito a uffici e abitazione del direttore, nel 1996 il Comune decise di riattivare la centrale idroelettrica che forniva energia alla filanda. Utilizzando fondi stanziati dalla Regione per sviluppare l’uso di energie rinnovabili, l’amministrazione affidò i lavori alla Hydrowatt – una società per azioni specializzata nella produzione di energia idroelettrica attraverso fonti rinnovabili – che tuttora si occupa della gestione dell’impianto. Dal 2003 la centrale idroelettrica è attiva con due turbine (una da 500 kW e l'altra 250 kW, di cui una nuova e l'altra recuperata dal cotonificio) e produce un milione e 595 mila kilowatt di energia pulita ogni anno che viene venduta all'Autorità per l'energia. La produzione di elettricità frutta ogni anno 720 mila euro, che divisi al 50% fra la il Comune e la Hydrowatt. Palazzo civico, cioè, risparmia ogni anno 360mila euro nella sua bolletta energetica, grazie allo sfruttamento di questa centrale.
Un buon risultato, che però potrebbe essere raddoppiato. O addirittura quadruplicato. Le turbine già installate attualmente lavorano solo nelle ore diurne e non tutti i giorni della settimana. Se fossero utilizzate 24 ore su potrebbero produrre il doppio dell’energia che oggi generano. Non solo: l’ impianto attuale potrebbe essere raddoppiato – usufruendo dei fondi europei stanziati per l’efficienza energetica e le rinnovabili –, arrivando quindi a quadruplicare la quantità di energia pulita prodotta. Il che vorrebbe dire più di 1,4 milioni in più ogni anno nelle casse del Comune. Denaro “pulito” (nel senso che non proviene da attività inquinanti) e non prelevato dalle tasche dei cittadini.
Ci sono, tuttavia, alcuni problemi. Il primo con cui l'amministrazione si è dovuta confrontare è il disagio degli abitanti. Le famiglie che vivono nell'edificio al lato della Filanda si sono, infatti, lamentate in passato per il rumore delle turbine in movimento. Tuttavia oggi sono tantissime le tecnologie avanzate che si potrebbero utilizzare per la produzione “silenziosa” di energia.
«Stiamo rinnovando il contratto con la Hydrowatt – spiega Andrea Ofretti, assessore comunale all’Ambiente – visto che è scaduto proprio in questi giorni, e stiamo passando al vaglio tutte le opzioni per poter utilizzare questa risorsa di più e al meglio. Fra le opzioni c'è quella di insonorizzare l'ambiente. Le tecnologie moderne permettono di isolare completamente l'ambiente di lavoro dall'esterno e questo ci permetterebbe di far lavorare le turbine per molte più ore nell’arco dell’anno».
«Quello che cerchiamo di applicare – spiega Edoardo Galassi, responsabile affari legali e istituzionali della Hydrowatt – è un principio di ecologia industriale: oltre a produrre energia pulita cerchiamo di utilizzare edifici già esistenti, potenziando al massimo le capacità del territorio, come stiamo cercando di fare alla Filanda. Abbiamo recuperato l'edificio, le vecchie macchine e ora si tratta di potenziare il rendimento dell’impianto. Per questo vedremo se attivare una sola delle turbine anche di notte».
Ma legato all'acqua c’è un altor progetto “green” sostenuto da Legambiente. Quello di accrescere l’utilizzo di fontane pubbliche per l’approvvigionamento dell’acqua. Il che vorrebbe dire ridurre drasticamente l’impiego di bottiglie, specie quelle di plastica. In altre parole: perchè imbottigliare l’acqua e farcela pagare quando abbiamo le fonti a due passi da casa? Le sorgenti della Rocca o di Canevara, ad esempio, sono una risorsa non del tutto sfruttata.
«Le amministrazioni locali – dice Paolo Panni, presidente Legambiente circolo Massa-Montignoso – dovrebbero valorizzare questa risorsa. Da una parte si nota una grande sensibilità della popolazione su questa tematica come dimostrano le file alle varie fonti, ma dall’altra si nota una certa negligenza da parte di chi avrebbe il dovere e il potere di potenziare tale trend. Bisognerebbe infatti puntare su campagne informative rivolte sia ai cittadini sia ai turisti che li informino sulle varie fontane dove possono prendere l'acqua. È sicuramente costoso all'inizio, ma ci si guadagna, anzitutto in Tarsu, e poi in ambiente e salute».
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