Il Tirreno

«Fialdini non doveva controllare il forno»

«Fialdini non doveva controllare il forno»

La difesa dell’ex funzionario del Comune coinvolto nel processo sulle cremazioni

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MASSA. Poteva il solo Renzo Fialdini, dipendente comunale di settimo livello, quello che un tempo veniva definito impiegato di concetto, farsi carico del controllo tout court dei cimiteri di Massa? Poteva scoprire con i mezzi che l'amministrazione gli aveva messo a disposizione - un ufficio orbato di un paio di elementi per una riorganizzazione interna del municipio - che nel forno crematorio di Mirteto si facevano le cremazioni multiple. E soprattutto era suo il compito di accertare tutto questo? L'avvocato Adriano Martini, in una delle ultime udienze del processo sulle cremazioni fantasma (ce ne saranno al massimo altre due) ha aperto la porta al dubbio sulle responsabilità contestate al suo assistito nella requisitoria del sostituto procuratore Federico Manotti. E lo ha fatto in punta di diritto, come sua consuetudine. Ma lo ha fatto anche mostrando una foto che ritraeva quello che lui stesso ha definito un mondo: il camposanto dello scandalo cremazioni. «Non si poteva essere a conoscenza di tutto quello che accadeva».

I carabinieri. Martini a sostegno di Fialdini ha portato proprio i verbali dell'indagine fatta dall'Arma a cavallo tra febbraio e marzo 2007. Quando in tre occasioni i militari sono protagonisti di sopralluoghi nel forno. «Non hanno visto le ceneri accumulate dietro l’impianto. La relazione di servizio firmata dal maresciallo Castellano il 31 marzo denuncia il reato di peculato. Anche la telecamera installata riprende solo la parte anteriore del forno. Se gli inquirenti non vedono, come poteva vedere un impiegato di concetto?» La parola dispersione e sottrazione di ceneri nelle relazioni dei carabinieri compare il 23 aprile, pochi giorni prima del blitz dei Nas che di fatto porta al sequestro dell'area e all'arresto dell'operaio di Euroservizi Enzo Raffaello Pucci. «In un mese chi indagava con gli strumenti altamenti specializzati non ha visto l'orrore, come poteva vederlo Fialdini?».

Il medico. L'avvocato si spinge oltre. Fialdini doveva vedere gli orrori di Mirteto, «ma come lui allora avrebbe dovuto vederli anche il medico che insieme al funzionario si recava nel camposanto per le estumulazioni».

La struttura comunale. L'avvocato Martini legge ai giudici - il collegio è composto dal presidente Paolo Puzone e da Cosimo Ferri e Antonia Aracri - il decreto che identifica i responsabili dei cimiteri e della polizia mortuaria. «C'è scritto il sindaco - esordisce il legale -, ma è chiaro che il primo cittadino delega alla struttura». Ed eccola la struttura: «L'assessore era l'organo politico, il servizio cimiteri era quello tecnico ma oltre all'ufficio di Fialdini c'era un dirigente. Non solo: la vigilanza privata spettava a Massa Servizi così come lo smaltimento dei rifiuti ad Asmiu e Cermec. E ci sono anche gli agenti di polizia municipale. La procura però tutti questi altri anelli non li ha neppure contemplati, non ha mai avuto alcun dubbio sulla loro chiamata in causa. Perché? Ma soprattutto perché soltanto Fialdini?».

La commissione consiliare. Martini fa sua anche la relazione della commissione d'indagine consiliare, quella che di fatto disse che l'ufficio di Fialdini doveva soltanto garantire il servizio cimiteriale. Ovvero la disponibilità di loculi e quant'altro.

I controlli non dovuti. Ma il legale del funzionario comunale non vuole dare un'immagine inerte del suo cliente. E quindi incalza: «Fialdini i controlli li ha fatti, ce lo dicono le carte. Ma non era questo il suo compito. E quando andava al cimitero faceva le pulci e dava fastidio a quelli di Euroservizi». Martini legge un'intercettazione tra il titolare della ditta che aveva vinto l'appalto di gestione, Renato Alibani, e un suo dipendente. Quest'ultimo si lamenta perché Fialdini lo ha rimproverato per le condizioni in cui ha trovato il camposanto . Alibani si stizzisce: «Responsabili non ce ne sono, noi seguiamo gli ordini di Massa Servizi. Punto e basta. Il signor Fialdini deve riferire a loro». L'avvocato sottolinea più volte quell'uso della parola signore .

I registri. L’avvocato Martini poi ha lasciato la scena al collega Roberto Iacopetti, anche lui difensore di Fialdini. Per approfondire gli aspetti tecnici legati alla custodia del registro delle cremazioni. Che spettava all’ufficio dei servizi cimiteriali.

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