Il Tirreno

Cellulosa, più siderurgico nuovi servizi chiavi in mano

di Cinzia Carpita
Cellulosa, più siderurgico nuovi servizi chiavi in mano

Dopo Nardi parte l’era Dello Iacono, amministratore della Porto di Carrara spa «Ho proposto partecipazioni con soggetti di Brescia e Verona. Chi fa sistema vince»

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CARRARA. Tarsu sui piazzali davanti al porto? «Richiesta secondo noi illegittima, siamo tranquilli dal punto di vista tributario». Progetto Mediterraneo? «Bisogna accordarsi col Comune. Al momento non butto via 15 milioni». Investimenti per 28 milioni? «Forse quei soldi non li investiremo più. Si è aggravato lo scenario economico mondiale e il territorio continua a parlare di monopolio in porto». A sentirlo, Paolo Dello Iacono, non lo si direbbe “l’uomo del dialogo” come è stato descritto. Invece quando spiega meglio le proprie idee, afferma proprio la necessità del confronto per trovare soluzioni condivise, evitando se possibile il muro contro muro. E solo in funzione di questo modo di porsi di fronte agli altri (leggi in particolare le istituzioni), accetta di essere definito “l’anti Nardi”, cioè il dottor FIlippo Nardi, che non è mai stato tenero con il «Palazzo rosso», come chiama l’amministrazione comunale, per i molteplici duelli sul porto. Ma lo storico amministratore della Porto di Carrara spa ha lasciato il testimone dopo 43 anni, al nuovo ad, il dottor Paolo Dello Iacono (che quando Nardi prese le redini del porto, lui aveva 2 anni), commercialista protagonista del risanamento di molte aziende, «ma la Porto non ne ha bisogno».

Che futuro ha oggi il porto di Marina?

«Ce lo siamo chiesti, pensando al calo generale dei traffici marittimi. Ne cerchiamo di nuovi, tornando anche a merci trattate in passato come la cellulosa. Abbiamo avuto un incontro proprio sulla possibilità di aprire questo canale per tornare ai vecchi tonnellaggi. Sono in corso le trattative. Ma c’è un collo di bottiglia: occorrono magazzini per stoccare la cellulosa. Sono inseriti nel piano investimenti, ma solo con la concessione in mano del piazzale Città di Massa, potremo realizzarli. In alternativa, vanno affittati sul territoio. Questo se non altro darà lavoro a terzi. Inoltre stiamo studiando la possibilità di nuovi traffici di merci sul Mediterraneo. C’è la prospettiva di ampliare il comparto siderurgico e sviluppare qui il transito del Nuovo Pignone relativamente a ciò che ora viene spedito dal porto di Livorno. Pensiamo anche di sviluppare servizi aggiuntivi, che attraggano nuovi traffici o accrescano quelli esistenti».

Quali servizi a ggiuntivi?

«Gestire i trasporti per la consegna delle merci dalla partenza fino alla destinazione finale. Una filiera: prelevando merci dallo stabilimento di origine, occupandoci di imballaggi, trasporto via terra, ferrovia o via mare: non necessariamente con navi di Bogazzi. Anzi, va detto che l’armatore Bogazzi non ha mai trasportato beni del Nuovo Pignone. Non rappresenta, come qualcuno sostiene, un nocciolo duro».

Enrico Bogazzi è il presidente della Porto di Carrara Holding spa, e il suo vice è Filippo Nardi che rappresenta anche la veneziana Transped e Area spa. Quali altre idee sta mettendo sui loro tavoli?

«Ho chiesto che la Porto prenda partecipazioni, o scambi partecipazioni con soggetti che operano su aree come Verona e Brescia per consentire l’aumento dei traffici tramite il sistema dei servizi che dicevo prima. Ma ovviamente le mie idee devono essere studiate e verificate dal punto di vista economico. Tutto ciò fa parte della mia attività propositiva. Poi il consiglio della società decide. A proposito di nuovi traffici, la Transpet a Porto Marghera si sta occupando di un nuovo traffico, di pellet (conbustibile), che potrebbe decollare a giugno con una società tedesca che intende investire là 20 milioni di euro per realizzare diversi silos. Insomma non siamo fermi. Anche sul settore lapideo: siccome in parte il marmo locale non viene imbarcato a Marina ma altrove, abbiamo chiesto incontri con grossi imprenditori di Carrara. Se riuscissimo a fare sistema di impresa, anche loro avrebbero vantaggi: riduzione delle tariffe, velocità dei nostri servizi. L’idea è quella di far partire dal nostro porto con servizio completo, ciò che oggi avviene col sistema di vendita “franco-fabbrica”». Cioè un sistema per cui il venditore mette a disposizione la merce e il compratore si occupa di tutte le operazioni di dogana, trasporto e destinazione finale.

Insomma proponete un servizio chiavi in mano alle imprese. Ma nel cosiddetto “fare sistema” non rientrano anche le istituzioni?

«Sì, nel senso che anche loro dovrebbero aiutare le imprese a fare sistema, con vantaggi per tutto il territorio. E’ un mio sogno nel cassetto, un mio modo di vedere le cose».

Fare sistema è anche trovare accordi col Comune per i piazzali davanti al porto? E’ avere 3 banchine per 25 anni?

«Spero che per i piazzali si trovi una soluzione. Non capisco perché dobbiamo pagare noi la Tarsu per il piazzale pubblico. Sotto il profilo tributario ci sentiamo tranquilli. Dopo l’avviso di accertamento sul 2007, i consulenti della Porto hanno chiesto al Comune un incontro, che ci sarà in aprile. Nel frattempo mi auguro che il Comune revochi l’atto relativo al 2007 e non ne emetta altri per gli anni successivi chiedendo un tributo a un soggetto che non è tenuto a pagarlo. Questo non lo dico per fare polemiche, anzi. Io dico: ripartiamo da un nuovo accordo che sia per tutti compatibile: ma attenzione, non chiediamo certo un condono sul passato. Bensì un accordo per il futuro. Per quanto riguarda la richiesta delle banchine fatta nel 2011, è confermata, ma è legata al piano di investimenti che dicevo prima. E che forse andrà rivisto. Prevede 15 milioni per fabbricati, 13 milioni per mezzi operativi e attrezzature, teneva conto delle aspettative di impresa. Oggi è cambiato lo scenario economico mondiale rispetto a quando il piano venne elaborato sulla base della situazione generale dei traffici marittimi, dell’andamento del Pil, delle speranze che c’erano di una ripresa economica».

In conclusione, lei è aperto al dialogo con le istituzioni. Ma in questo territorio fare sistema, fra imprese, o fra imprese e istituzioni, non è mai stato facile. Crede sarà più facile da ora?

«Beh, chi fa sistema vince».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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