Il Tirreno

Caravella, lo scempio non si ferma

La denuncia dell’associazione Codici: «Il Comune avrebbe potuto da tempo reclamarne la proprietà»

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CARRARA. «Assistiamo ancora allo scempio di uno dei più bei posti di Marina di Carrara, la Caravella. Edificata durante il ventennio fascista a spese dell'allora Comune di Apuania, ospitava un impianto sportivo e la consuetudinaria festa della birra. Ora è uno spettacolo vergognoso, pessimo biglietto da visita per i sempre più esigui turisti»: lo sottolinea l’associazione Codici, che ricorda: «Nel 1965 il bene passò, dopo essere stato Demanio Marittimo al Patrimonio dello Stato e successivamente nel 2004 alla Patrimonio dello Stato spa con lo scopo, legge Tremonti di venderlo attraverso una gara di evidenza pubblica, insieme a piazze, strade, parcheggi, giardini, tutte strutture edificate dal Comune. Subito si rilevò una contraddizione in termini cioè, come potesse un bene comunale, essere messo in vendita e finire in mani private. Fu, all'uopo nel 2006 presentata una petizione, dove i cittadini, secondo un parere di esperti di diritto amministrativo, sostenevano che oltre le costruzioni, anche l'area fosse già di proprietà del Comunale. Nella sostanza quando un Ente Pubblico, edifica opere di pubblico interesse, l'area è espropriata al momento della realizzazione, e l'espropriato ha 5 anni di tempo per richiedere il giusto indennizzo. Come è noto, molte opere furono edificate addirittura prima della guerra e altre successivamente, comunque ben oltre il termine temporale, di 5 anni, che poneva fine alla possibilità dell'ex proprietà, ora Patrimonio dello Stato spa, di richiederne l'indennizzo. Anche il consulente del Comune di Carrara, avvocato Iaria, confermò la validità del contenuto della petizione. Ciò nonostante l'allora Amministrazione Pubblica, rimase inattiva, e non manifestò alcuna intenzione di difendere la proprietà collettiva». Ci fu invece - aggiunge l’associazione Codici - «una Deliberazione Comunale, presieduta dal Luciano Tonarelli, vicepresidente della Commissione Urbanistica e consigliere del Pdl, che dispose la separazione delle aree dove insistevano le strutture pubbliche, da quelle costruite a spese dei privati, subordinando la vendita dell'area comunale, alla possibilità edificatoria di 4000 m2, cioè di 16.000 m3 sull'area della Caravella a condizione che le strade e le piazze fossero restituite al Comune, tale deliberazione fu approvata». Inoltre, la società Sviluppo Marina srl, che annovera tra i suoi soci lo stesso Luciano Tonarelli (amministratore delegato Gianfranco Bolognini), si era aggiudicata all'asta l'Arena Paradiso; il bene è ancora sub judice, perché i conduttori avevano fatto richiesta di prelazione dell'area e della proprietà muraria. «La Sviluppo Marina - ricorda Codici - fece successivamente una manifestazione di interesse per l'acquisto di tutta l'area del Comune, compresa la Caravella, compresa quindi l’enorme volumetria. Dopo le denunce di Legambiente e Italia Nostra, nella quale si lamentava il disinteresse del Comune per la sua proprietà, dal sito della Patrimonio dello Stato scomparve la vendita di questo bene, che fu retrocesso al Demanio, senza più possibilità di vendita. La motivazione fu un mero errore materiale ossia: ci siamo sbagliati, non possiamo più vendere. Le reiterate richieste alla Patrimonio dello Stato spa per conoscerne quale fosse, questo errore, non hanno ottenuto risposta alcuna». Conclude l’associazione Codici: «Luciano Tonarelli attualmente è sempre consigliere, ma di una lista civica che appoggia l'attuale sindaco Zubbani».

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