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Incendi dolosi e tante minacce: la pista degli amici di Stefano

Incendi dolosi e tante minacce: la pista degli amici di Stefano

La squadra mobile da due anni tiene d’occhio numerosi investimenti edili fatti in città Ma nessuno vuole collaborare con gli inquirenti: «Con questa omertà è tutto più difficile»

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MASSA. È da due anni e mezzo che la squadra mobile di Massa-Carra sta indagando sulle infiltrazioni camorristiche ai piedi delle Apuane. Da quando la Dia di Napoli ha chiesto di indagare su appalti, imprese e investimenti. Da allora gli uomini di Antonio Dulvi Corcione sono al lavoro e hanno trovato una serie di riscontri che fanno accapponare la pelle. Non solo Stefano Di Ronza, quindi, ma altri imprenditori hanno chiesto la protezione alla criminalità organizzata prima e poi si sono trasformati in preziosa base di appoggio per boss e manovalanza che avevano bisogno di cambiare aria per un po’.

Investimenti strani. Sono tanti gli episodi strani su cui la polizia sta ancora indagando. Roghi scoppiati nei capannoni di piccole imprese inspiegabili, se non con il dolo. Sia la squadra mobile sia la procura non hanno mai escluso nulla, anzi più volte hanno invitato ad aprire gli occhi. Il filone è quello degli investimenti: soldi non massesi che sono serviti per costruire immobili oppure per acquistarne di già esistenti. Una corsa al mattone che agli inquirenti è sembrata - e sembra tutt’ora - anomala. E qualcosa è saltato fuori, al di fuori di Di Ronza.

Nuovo filone? Anche se non arrivano conferme ufficiali si capisce che ci sono delle altre persone indagate in questo filone parallelo di inchiesta. Perché Corcione e la sua squadra hanno lavorato sodo dopo che hanno ricevuto le informative della Dia di Napoli. E si sono messi a cercare partecipazioni sospette in attività imprenditoriali all'apparenza pulite. Soprattutto nel campo edile. Ma c’è un elemento in più: la crisi, che negli ultimi mesi ha consegnato parecchie persone in affari nelle mani di criminali. Scenario previsto nella riunione tra le procure di La Spezia e Massa-Carrara voluta dal procuratore generale di Genova Di Noto per parlare di criminalità organizzata. Era stata un campanello di allarme fin troppo chiaro.

Muro di gomma. Sono stati due anni difficili per gli inquirenti, anche perché fino a giovedì in pochi davano troppo peso agli appelli a tenere gli occhi aperti su eventuali infiltrazioni mafiose nell’economia apuana. Ma ci sono degli imprenditori che sono stati messi con le spalle al muro dalla criminalità organizzata che non hanno voluto aiutare gli inquirenti. Troppa la paura di eventuali ritorsioni. «In alcuni casi - ha spiegato ieri uno degli investigatori - ci è sembrato di lavorare nel meridione, con un’omertà che si tagliava con il coltello. Dobbiamo fare presto perché questo è un segnale preoccupante perché vuol dire che un certo radicamento esiste».

Prossime mosse. L’attenzione delle forze dell’ordine, squadra mobile in testa, adesso si concentrerà sulle conoscenze locali del casertano Di Ronza. Non è detto che si tratti di complici - anche se per qualcuno ci sono elementi pesanti -, ma possono essere addirittura vittime. Come detto la squadra mobile in questi mesi ha raccolto in un fascicolo una serie di episodi che non hanno ancora trovato il colpevole. E hanno scoperto che ci sono delle similitudini che non possono essere prese alla leggera. Il problema però è la scarsa collaborazione: nessuno ha mai detto di essere stato minacciato, nessuno ha quantomeno fatto capire che era stato avvicinato da persone decisamente poco raccomandabili. Nonostante tutto, però, presto potrebbero esserci delle novità. «Certo che se qualcuno decidesse di collaborare, tutto sarebbe più semplice», sospirano in procura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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