Il Tirreno

«I gessi restaurati? Portiamoli a Massa»

di Alessandra Vivoli
«I gessi restaurati? Portiamoli a Massa»

Provocazione del vicedirettore dell’Accademia. E intanto le duecento opere dal valore inestimabile non trovano una sede

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CARRARA. Una collezione dal valore inestimabile. Un patrimonio di arte e di cultura che rappresenta il Dna della città di Carrara e che, ora, rischia di passare oltre Foce.

Per il momento è solo una provocazione ma, potrebbe diventare un’ipotesi reale per il futuro. Perché quei 200 pezzi di Canova, Bartolini, Finelli, Thorvaldsen e Rauch, l’Accademia di belle Arti, con il sostegno della Fondazione Crc, li sta continuando a restaurare, ormai da tre anni. Ma non c’è ancora una sede a loro destinata dall’amministrazione. Un posto in cui potrebbero essere a disposizione di tutta la città (e non solo). Anni fa, in realtà, quella collocazione era stata individuata nelle’x convento di San Francesco che, nel frattempo è stato dedicato all’arte contemporanea. Non senza polemiche dai vertici dell’Istituto di Belle.

«I gessi dell’Accademia? Portiamoli a Massa». Una provocazione che arriva direttamente dal vicepresidente dell’Accademia Marco Baudinelli. Prima durante al trasmissione Visitors su Ttnews e, subito dopo, anche a microfoni spenti.

«A lanciare questa provocazione per prima, in realtà è stata la direttore Lucilla Meloni - spiega Baudinelli - Il fatto è che il restauro dei gessi sta andando avanti e si pone il problema su dove metterli. Noi avevamo proposto, a suo tempo, la collocazione al ex convento di San Francesco, per creare l’asse della cultura classica con Accademia e Palazzo Binelli, spostando l’arte contemporanea alla Padula. Ma in realtà questa ipotesi sembra essere accantonata. Da qui l’idea di portare i gessi, una volta restaurati, a Massa, a Palazzo Ducale: ce l’avevamo già chiesto lo scorso anno e sarebbero ben felici di accogliere la nostra collezione».

E Baudinelli non risparmia una critica al progetto del museo su Michelangelo alla Padula. «Francamente non si capisce l’idea di questo museo virtuale su Michelangelo, basato su tutte delle copie quando, a Firenze, si trovano gli originali».

Caffaz: l’amministrazione ci dia un segnale. Il presidente Caffaz per prima cosa vorrebbe rimanere fuori dalle polemiche e manda alla direttrice Meloni e al vice Baudinelli, un messaggio - a distanza - eloquente: «Voi due mi volete rovinare». Poi, però spiega. «Al di là della battuta il tema della collocazione dei gessi è reale - afferma il presidente Caffaz - E a questo punto, è altrettanto vero, dovrebbe esserci un investimento e un indirizzo preciso sulla struttura che dovrà ospitare i nostri duecento pezzi una volta restaurati. Non dobbiamo essere gli unici a credere nella potenzialità dei gessi e nell’importanza di avere una sede adeguata che li possa ospitare». E Caffaz prosegue: «Noi con i restauri andiamo avanti, anche se stiamo attraversano un periodo di enorme difficoltà - dice - Quest’anno se la Provincia non ci aiuta chiuderemo il bilancio sotto di 70/80mila euro. Lo ripeto, è un momento critico, ma nella sfida dei gessi continuiamo a crederci. E vorremmo un segnale anche dall’amministrazione».

Anche per il presidente dell’Accademia, infine, la sede per la gipsoteca esiste già ».

Pincione (Fondazione Crc): occorre una soluzione. Il presidente della Fondazione, Alberto Pincione comincia con fare chiarezza: «Quella di portare i gessi a Massa è solo una provocazione e va presa come tale. Però è altrettanto vero che occorre una soluzione globale per il futuro di queste opere in via di restauro».

E aggiunge: «Io finchè posso tenere qui i gessi che abbiamo in esposizione lo faccio volentieri, anzi ne sono felice. Ma credo che sia opportuno metterci tutti intorno a un tavolo, noi della Fondazione, l’amministrazione e l’Accademia, per fare il punto sul futuro dei gessi e, soprattutto, per decidere dove verranno posizionati quando saranno pronti ad uscire del magazzino».

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