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«Pure i fossi straripano la paura ci tiene svegli»
Grido di allarme dei battilanesi, Zubbani assicura interventi urgenti ma per mettere in sicurezza il reticolo idrico minore occorrono 8 milioni
CARRARA. «Quando piove, non dormo più», è la frase che gira di bocca in bocca in questi giorni dopo le due bombe d’acqua di novembre. E chi la pronuncia, ha le lacrime agli occhi. Battilana è stata una delle zone più colpite, dove adesso non fa paura solo il Parmignola. La gente ha il terrore anche dei canali minori (dei quali è stata chiesta anche in passato una maggiore manutenzione), cioè il reticolo idrico per la cui messa in sicurezza non c’è ancora un progetto complessivo e neppure un finanziamento specifico, anche se – parola del sindaco Angelo Zubbani – verranno effettuati interventi di somma urgenza nei punti di maggiore criticità, in attesa di uno studio che aggiorni quello risalente a qualche anno fa, del prof. Carlo Viti, e tuttora valido.
Gli abitanti di Battilana hanno ancora negli occhi il crollo di cento metri del Muraglione, l’esondazione del Parmignola, gli allagamenti avvenuti di notte, e che alla luce del giorno dopo hanno disegnato la mappa del disastro.
L’altra sera nel centro sociale della frazione, il sindaco Zubbani è tornato (dopo l’assemblea del 19 novembre scorso) con i tencici del Comune, gli ingegneri Giuseppe Marrani e Nicola Festa, per illustrare con cartine e foto proiettate sul muro bianco, cosa verrà fatto per mettere in sicurezza il Parmignola con in filanziamento di 5 milioni di euro, di cui 4 per due chilometri di arginature in sponda sinistra da rinforzare, e un milione per rialzare il ponte delle ferrovie sulla litoranea, «il vero tappo» è stato detto in assemblea dai tecnici, che ostacola il regolare deflusso delle acque.
Due opere che dovrebbero essere appaltate entro questo mese per poter vedere i cantierei aperti da gennaio.
Per gli argini occorrerà circa un anno di lavoro, mentre per il ponte basteranno 5 mesi.
Ma ogni tanto, i tecnici venivano interrotti nelle loro illustrazioni, dai battilanesi che chiedevano interventi per i fossi che straripano. E anche per fossi che non ci sono e che vorrebbero vedere realizzati, come nel caso di abitanti di via Fossamaestra, i quali sostengono da tempo, e lo hanno detto calorosamente l’altra sera al sindaco, che le loro case vengono allagate quando piove, ma non dal Parmignola bensì dall’acqua che non ha più una via di deflusso da quando, negli ultimi anni è cresciuta l’urbanizzazione assieme a insediamenti produttivi.
Altri che abitano in via vicinale Macchia, hanno chiesto la pulizia e lo scavo del Fosso del Macchione e il rialzamento degli argini.
«Un tempo i letti dei canali venivano scavati e la terra veniva riportata sugli argini», hanno detto alcuni abitanti lamentanto proprio il problema della melma che si accumula e alza gli avei, aumentando il rischio di tracimazione. «Negli ultimi decenni – ha detto l’ing. Festa – i canali non sono stati più dragati, perché le norme oggi sanciscono che i fanghi di scavo sono assimilabili a rifiuti speciali, per cui lo smaltimento ha dei costi». Il sindaco ha comunque garantito gli interventi di somma urgenza: «Nella seconda alluvien di novembre sono scoppiati anche i fossi che avevano retto 15 giorni prima. Ci soo tante ferite aperte sul territorio e siamo vicini alla popolazione colpita, per la prima volta siamo riusciti ad ottenere dalle Ferrovie quello che in 8 anni non è stato fatto. IL consiglio dei ministri ha decretato lo stato di calamità per le alluvioni in Toscana stanziando 14 milioni, e con la Legge di stabilità contiamo su altri soldi per intervenire proprio su fossi e canali compresi quelli in collina. Cercheremo di approntare progetti al più presto, in attesa dei finanziamenti. Intanto abbiamo inviato alla Regione - ha continuato il sindaco – una lista di opera ancora senza copertura economica (fossi, collettori fognari , frane) per una stima provvisoria di 30 milioni di euro, di cui 8 solo per il reticolo idrico minore. Per quanto riguarda il dragaggio dei fossi, dove c’è l’urgenza lo faremo, porteremo i fanghi in discarica affrontandone i costi di smaltimento secondo le leggi ambientali». Un problema di non poco conto: «Ora i fanghi di Bonascola sono accumulati in una zona presso il Lavello».
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