Il presidio
Sos dalle cartiere per salvare posti di lavoro
Il titolare della San Lorenzo: pronto a trasferire l’azienda se non viene sistemata la viabilità
FIVIZZANO. Non sono solo il consigliere regionale Loris Rossetti e il vice sindaco Luciano Pasquali a essere infuriati con L'Anas a seguito della bocciatura del guado sul torrente Aulella a Serricciolo ma anche e soprattutto i commercianti e gli imprenditori del fivizzanese, Casola, Garfagnana e Cerreto Laghi. Da un mese a questa parte infatti, da quando la strada statale del Cerreto sul ponte di Serricciolo è stata inghiottita dalle acque dell'Aulella in piena, le attività commerciali e artigianali sono in estrema difficoltà a causa di un minor afflusso di clienti e per gli approvvigionamenti trasportabili sui mezzi pesanti interdetti al traffico nelle strade alternative da Aulla in direzione Fivizzano.
Basti pensare che nell'ultimo weekend nonostante a Cerreto Laghi ci fosse la neve la stazione sciistica era pressoché deserta. E tra coloro che sono letteralmente infuriati dalla prospettiva che la statale del Cerreto a Serricciolo sarà ripristinata se tutto va bene tra almeno cinque mesi è il responsabile della Cartiera San Lorenzo di Gassano Diego Parvori, che si fa portavoce delle istanze condivise da molti altri imprenditori.
«Non è possibile che l'Anas possa decidere la vita o la morte delle nostre attività - dice Parvori - chiedo pertanto che le istituzioni facciamo qualcosa per non fare morire questo territorio». Il responsabile della San Lorenzo, azienda che da lavoro a una sessantina di persone tra dipendenti diretti e indotto, racconta che per fare giungere in stabilimento le materie prime e trasportare a destinazione il materiale lavorato i mezzi pesanti devono passare dalla Garfagnana con ingenti costi aggiuntivi «un rimedio che non possiamo sostenere ancora per altri cinque mesi, chiediamo quindi che il buon senso prevalga è venga trovata una soluzione in maniera che la statale del Cerreto possa tornare ad essere transitabile in breve tempo».
Per Parvori il rischio è che qualcuno possa perdere la pazienza e trasferire altrove le proprie attività e per questo territorio già precario sotto l'aspetto dell'occupazione sarebbe davvero la fine. (m.l.)
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