Il presidio
Lite tra famiglie, assolti dall’accusa di ingiurie
La vicenda finita davanti al giudice di pace parte dal racconto di un ragazzino: era lui la presunta vittima di tentata violenza da parte di un amico
CARRARA. Sotto accusa per ingiurie e minacce. Per aver litigato furiosamente in strada dopo che il figlio, e fratello, di 12 anni aveva confessato un tentativo di sevizia, con lo scopino del bagno, da parte dell’amico e coetaneo. Padre e sorella della presunta vittima della tentata violenza avevano preso a male parole i genitori dell’altro ragazzino: ed erano finiti davanti al Giudice di pace dove, ieri, sono stati assolti
La storia parte da lontano, Da un gioco, se così si può definire, "pericoloso". Uno dei due ragazzini, dodicenni, avrebbe tentato di seviziare l'amico utilizzando lo scopino del bagno del campo sportivo in cui i due stavano trascorrendo il pomeriggio, fra compiti e partite a pallone. L’episodio, che risale al 2006, è finito anche al vaglio del tribunale dei minori di Genova dove è stato archiviato. Ma ha avuto tuttavia degli strascichi nelle aule giudiziarie: in tribunale e davanti al Giudice di pace.
Quel ragazzino, infatti, era tornato a casa in lacrime. Davanti all'insistenza, dovuta alla preoccupazione dei genitori aveva raccontato quanto era accaduto. Proprio tutto. Anche di quando l'amico lo aveva preso a calci, e poi bloccato, tentando di fare il terribile gesto. I genitori e la sorella si erano diretti a casa della famiglia dell'altro bambino con cui, peraltro, i rapporti di vicinato erano tesi da parecchio tempo (non quelli dei due ragazzini che, invece, continuavano a frequentarsi). Avevano quindi invitato a scendere la famiglia del compagno di giochi del figlio. E così era nata una lite accesa fra tutti quanti. Tanto che sul posto, a placare gli animi, erano dovuti intervenire i carabinieri.
Da questa vicenda si è aperto un processo penale a carico della madre del dodicenne che avrebbe subito il presunto tentativo di sevizia: la donna due anni fa è stata condannata a due mesi di reclusione, pena sospesa, per il reato di lesioni. Per avere cioè preso a schiaffi la mamma dell’altro ragazzino.
Ieri davanti al giudice di pace Rino Tortorelli si è chiuso invece il processo a carico del padre e della sorella della presunta vittima del “gioco pericoloso”: entrambi assistiti dall’avvocato Elisabetta Borri, sono stati assolti dall’accusa di ingiurie e minacce.
Il pm aveva chiesto a loro carico una pena pecuniaria di 1000 euro per il padre e 800 per la sorella.
Il giudice ha accolto in pieno la linea difensiva portata avanti dall’avvocato Borri e tesa a dimostrare che quelle ingiurie non solo erano state reciproche, fra le famiglie coinvolte, ma nel caso di padre e sorella del 12enne vittima della presunta sevizia, cagionate dallo stato di ira legato all’episodio che aveva lasciato sotto choc il ragazzino.(a.viv.)
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