Il Tirreno

Detenuti pronti a pulire fossi e aiuole Ma la burocrazia no

di Francesca Ferri

Il progetto della direttrice del carcere è in piedi da mesi Manca però un protocollo coi sindaci di Massa e Carrara

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MASSA. Il disastro dell’alluvione si poteva evitare se i fossi erano puliti? Lo hanno ripetuto fino alle lacrime i massesi e i carrarini sommersi dall’onda di fango e dall’acqua nei due infausti round del diluvio che ha colpito la provincia lo scorso novembre. Anche le casse a secco del Comune sono un ritornello che si sente spesso.

Eppure manodopera animata dalle migliori intenzioni per pulire i fossi senza pesare troppo sui bilanci delle amministrazioni cittadine c’è e non vede l’ora di darsi da fare.

Sono i detenuti del carcere di Massa, lasciati in attesa dalla scorsa estate dalla macchina organizzativa e burocratica che lentamente si è avviata per fare un doppio favore: a loro, che possono rendersi utili e uscire dalle mura della cella, e alla città, che potrebbe essere più in ordine.

«Il progetto, al quale tengo molto, è ancora in fase embrionale», spiega la direttrice della casa di reclusione di Massa, Maria Martone. «C’è un protocollo d’intesa tra Anci e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che risale al giugno scorso per dare la possibilità ai detenuti di uscire dal carcere e svolgere attività utili per comunità». Non solo pulizia dei fossi, ma anche manutenzione del verde pubblico, ambiti sui quali spesso i cittadini lamentano trascuratezza.

La dottoressa Martone ha già preso contatti con i sindaci di Carrara, Angelo Zubbani, e di Massa, Roberto Pucci, che si sono detti favorevoli. C’è già stato un incontro preliminare per accordarsi su un protocollo a carattere generale che regoli l’attività e crei percorsi d’inserimento.

Un toccasana per i detenuti, sui quali questo tipo di impegno ha un impatto psicologico positivo fortissimo. «Si sentono partecipi delle problematiche della città – spiega Martone – e per loro è una forma di “restituzione sociale”». Il lavoro, va da sé, sarebbe riservato a chi non è socialmente pericoloso e abbia passato una selezione, per garantire il massimo della sicurezza.

Ai detenuti, però, la direttrice non ha ancora dato ufficialmente la notizia della possibilità di collaborazione. «Non vorrei creare false aspettative», spiega.

Nonostante l’urgenza di avere i fossi puliti, infatti, le cose vanno molto a rilento e hanno subito ora una battuta d’arresto, un po’ per impegni reciproci delle parti e un po’, forse, per le solite questioni di soldi. Per i detenuti, infatti, la direttrice ha chiesto un piccolo rimborso per garantire loro un seppur minimo sostentamento a fronte del lavoro reso, anche se non c’è ancora una richiesta precisa.

L’iniziativa sarebbe rimasta “dietro le sbarre” chissà ancora per quanto se il deputato del Pdl Lucio Barani, che domenica ha fatto visita alla casa di reclusione, non ne avesse fatto cenno. Proprio Barani ha dato la sua disponibilità a “intercedere” presso i sindaci per accelerare le pratiche.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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