Il Tirreno

«Quei rottweiler facevano paura a tutti: è stata una tragedia annunciata»

di Alessandra Vivoli
«Quei rottweiler facevano paura a tutti: è stata una tragedia annunciata»

Parla la moglie e madre dei due aggrediti: uno dei cani ci aveva già ucciso il gatto «Quando li ho visti a terra ho preso il coltello e ho colpito gli animali, alla cieca»

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CARRARA. Uno di quei rottweiler tenuti in un recinto vicino alla loro casa, in via Provinciale Carrara Avenza, due anni fa era entrato in giardino e le aveva ucciso il gatto. Martedì notte un epilogo più tragico. Sotto il diluvio, tutti e quattro i cani hanno superato il recinto, divelto a causa del maltempo, e hanno aggredito il marito, Paolo Santucci, aritigiano di 52 anni, e il figlio Andrea, studente di 27 anni. Lei, Elisabetta Salsa, ha preso un coltello da cucina e ha ucciso uno dei cani, riuscendo, con l’aiuto di alcuni vicini a mettere in fuga gli altri tre. Poi ha accompagnato i suoi cari in ospedale: il marito ha avuto la peggio, è stato morsicato a entrambe le braccia, a un polpaccio e a un occhio (è tutt’ora ricoverato e ha subìto ben tre interventi ricostruttivi). Il figlio ha riportato lesioni più lievi ed è stato dimesso ieri pomeriggio.

«Mio figlio ha difeso il padre con il casco, fino allo stremo». Quello che è successo Elisabetta lo ricorda fin troppo bene. «I cani li hanno circondati: Andrea proteggeva il padre, con il casco. Con tutte le forze. Poi sono caduti a terra. Mi chiamavano: ho preso il coltello e sono scesa. Colpivo ovunque, per mandarli via. Ma senza l’aiuto di alcuni vicini non ce l’avrei mai fatta. I rottweiler continuavano a ringhiare, lì, sotto la pioggia e i lampi, ho pensato: ora ci ammazzano tutti e tre ».

Il vicino: sono sceso, c’erano due corpi stesi a terra. Ha sentito le urla e le richieste di aiuto, proprio nel momento in cui la pioggia era più intensa.

«Era passata da poco la mezzanotte quando ho sentito gridare - racconta Stefano Torre, del condominio Monticello - Pensavo venissero giù terra ed acqua, mi sono vestito di corsa e sono uscito. Fuori mi sono accorto di cosa stava succedendo nel cortile dei nostri confinanti. È stato un attimo, insieme ad altre persone abbiamo cercato come prima cosa di sfugare i cani: sono stati attimi terribili, sembravano impazziti». Stefano Torre non ha avuto paura di essere aggredito, a sua volta. Ha agito d’istinto: «A terra c’erano Paolo e suo figlio, sdraiati, non si muovevano - continua a raccontare - In un primo momento abbiamo temuto il peggio, per questo la cosa da fare era mandare via i cani. Poi abbiamo caricato nell’auto della moglie Paolo e il figlio: è stata lei a portarli al Pronto soccorso».

I cani ora sono sotto sequestro. Staranno in osservazione i tre rottweiler (uno è stato ucciso) che hanno aggredito padre e figlio a Nazzano. Si tratta di una disposizione prevista dal servizio veterinario dell’Asl: gli animali sono stati posti sotto sequestro fiduciario presso l’abitazione del proprietario, Antonio Ambrosi. Al cane ucciso sarà invece tagliata la testa e inviata all’Istituto di zooprofilassi di Roma per gli esami sulla rabbia.

«Da un punto di vista comportamentale - spiega il coordinatore del servizio veterinario Asl, Armando Tognoni - vedremo cosa succede e se ci saranno eventuali segni di squilibrio. Gli operatori che sono intervenuti, insieme anche ai carabinieri che hanno fornito la massima collaborazione, al momento non hanno trovato cani particolarmente aggressivi. Ad aver scatenato la reazione potrebbe essere stata da un lato il forte rumore l’abbattimento della recinzione a causa della pioggia, dall’altro i tuoni e i lampi molto forti che potrebbero averli ulteriormente spaventati».

«Quei rottweiler ci facevano paura». La famiglia Santucci ha già nominato un avvocato, Lucia Bianchi, che ieri in tarda serata ha già raccolto le testimonianze di Paolo Santucci e della moglie Elisabetta. Ed è proprio la donna a parlare di tragedia annunciata. «Questa situazione era sotto gli occhi di tutti - spiega - Noi avevamo sporto denuncia ai vigili quando uno dei cani ci aveva ucciso il gatto e chiesto al proprietario di fare qualcosa per farci sentire più al sicuro: lui ha rinforzato il recinto. Ma non è bastato».

E non è solo la signora Elisabetta a parlare della minaccia rappresentata da quei cani. Lo dicono anche i vicini: «Quei cani non dovevano stare così, tutti insieme, in mezzo alle case: lo abbiamo detto pià volte ma nessuno ha mai fatto nulla. Forse ci voleva questa brutta storia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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