Il Tirreno

Gli alluvionati portano il fango in città

Gli alluvionati portano il fango in città

Sit in di protesta sotto il Comune: «Non ci sentiamo tutelati, l’amministrazione non ci ha aiutati». E c’è chi si commuove

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MASSA. Se non fosse che anche ieri mattina c’era gente che continuava a togliere il fango dalle case alluvionate si potrebbe definire il sit in di protesta sotto il Comune un flop. Invece nonostante ci fossero una cinquantina di persone appena in largo Matteotti - sotto il palazzo municipale non è stato possibile mettersi per ordine della polizia - la manifestazione ha ottenuto il risultato sperato. Il sindaco Roberto Pucci ha fatto salire nel suo ufficio una delegazione - sei persone in tutto - ed è stato deciso di calendarizzare una serie di incontri che serviranno per fare il punto della situazione. Gli alluvionati hanno invece fatto nascere un comitato che raggrupperà le strade più colpite dall’esondazione dei torrenti.

La delusione comunque era palpabile tra gli organizzatori, per capirlo bastava dare un’occhiata alla bacheca dell’avvenimento annunciato su Facebook per vedere il disappunto di chi c’era. Ma non solo. Anche nel mondo reale, in piazza, c’era chi storceva il naso vedendo così poche persone. Ma chi è venuto in centro per dire al sindaco che ha gestito male l’emergenza ha fatto un figurone: toni pacati, un po’ di fantasia e soprattutto ha lasciato a margine chi poteva dare una connotazione politica alla cosa. Forza nuova e Casa rossa sono state delle presenze impalpabili. Ed è stato un bene così.

Verso le 9 è arrivato anche un motocarro pieno di fango. La polizia ha tentato di dissuadere l’autista dal suo intento - mostrarlo ai cittadinbi -, ma Marco Mosti è stato irremovibile: ha posteggiato negli stalli blu, pagando anche la sosta. «Lo devono vedere tutti lo schifo che abbiamo portato qui da via Pratta». A dargli manforte Saverio Scortini, pensionato: «Cento quintali di melma abbiamo spalato in una settimana. Nonostate i tre infarti che ho avuto mi sono rimboccato le maniche pure io. Siamo riusciti a liberare le nostre case, senza un aiuto. Senza un attimo di tregua. Vogliamo capire perché da noi non si è fatto vedere nessuno».

Piera Mosti, una delle organizzatrici del sit in, comunque non nasconde il suo disappunto per la presenza sparuta di manifestanti: «Sì, siamo pochi lo vediamo anche da noi. Qui si tocca un tasto dolente, purtroppo i massesi sono fatti così. Comunque tra di noi c’è stata davvero una gara di solidarietà che mi ha fatto capire che non siamo soli». Mentre Mosti termina di parlare arrivano due sfollati: Giuliano Cristiani e Silvia Fidati. Indossano i vestiti che gli hanno regalato i vicini: «Se è possibile vorremmo parlare con il sindaco. Abitiamo in una stradina privata, ma ignorarci in questo modo ci sembra scandaloso», dicono in coro. E aggiungono: «Quelli del Comune? Ci hanno fatto tante promesse, ma non si è visto proprio nessuno». Nicoletta Rosi, invece, non ha subito danni. Ha portato i primi generi di conforto - pane e focaccia - a chi era ammollo una settimana fa: «Era un mio dovere».

Letizia Livornese e il suo vicino Ivo Zaccagna, residenti in via del Casone, hanno quasi le lacrime agli occhi. Soprattutto la ragazza: «Faccio l’animatrice e nella macchina che è stata devastata dall’alluvione avevo i giochi. Dovevo fare cinque compleanni, invece niente. Mi sono impegnata per nulla in questi anni». Ivo conferma: «Siamo rovinati. E ci siamo dovuti pagare anche la benzina per muovere i mezzi che hanno portato via il fango».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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